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Attualità

Le spese obbligate si mangiano quasi la metà dei consumi

Per Confcommercio il dato è in crescita al 41,7%. Pesano le spese energetiche

Negozi, l'illegalità costa 41 miliardi

Nei consumi degli italiani le spese «obbligate» sono sempre più alte, ai danni di quelle voluttuarie. In altri termini, le spese a cui non possiamo rinunciare (casa, bollette, sanità, trasporti e assicurazioni) pesano sempre di più nel bilancio familiare, lasciando meno spazio all’acquisto di beni e servizi «liberi». Secondo un’analisi di Confcommercio, le spese obbligate assorbono il 41,7% dei consumi, con un aumento di quasi il 5% rispetto a 30 anni fa: nel 1995 erano il 37%. Tra le spese libere, invece, aumenta la quota dei servizi (+2,9%, al 20,8% nel 2026) e precipita quella dei beni (-7,6%, al 37,5% nel 2026). Rispetto allo scorso anno la dinamica è stabile, dopo che le spese obbligate erano passate dal 41,2% del ’24 al 41,7% del ’25. Stando alle stime dell’ufficio studi di Confcommercio, anche nel 2026 le famiglie confermano la tendenza a cercare di recuperare spazi per l’acquisto di servizi liberi che, dopo la battuta d’arresto del 2020 e nonostante i recuperi successivi, non sono ancora tornati alla quota del 21,3% del 2019. L’analisi fotografa, sul lungo periodo, l’aumento dei prezzi che ha riguardato spese come quelle della casa: a parità di reddito, di fronte a maggiori costi fissi si devono per forza ridurre le spese variabili. Dal 1995 a oggi l’indice relativo alle spese obbligate è cresciuto del 140%, quasi due volte e mezzo rispetto a quello dei beni commercializzabili (+57%) e una volta e mezzo rispetto ai servizi (+88,4%). E le spese per l’abitazione si confermano la voce di costo maggiore, con 5.335 euro pro capite, sul totale di 9.693 euro di spese obbligate (nel 1995 erano 4.886 euro e in 30 anni sono passate dal 18 al 23% di peso nel bilancio familiare). Seguono assicurazioni e carburanti (2.310 euro) e poi l’energia (1.829 euro), ma quest’ultima è la spesa che più si è ridotta in valore assoluto (-1.231 euro) e in peso relativo (dal 9,5 al 7,9%): pur avendo registrato l’aumento di prezzi più consistente (+211%), l’energia è stata tagliata nei bilanci familiari sia per ridurre i consumi, sia grazie ai progressi tecnologici per il risparmio energetico. Se quindi è cambiata la composizione delle spese obbligate (molta più casa, meno energia), il suo peso relativo è aumentato rispetto al resto dei consumi.

Tra questi, in particolare, si sono ridotte le spese alimentari, passate dal 17,6% al 15,2%. Un calo dei volumi ormai consolidatosi nell’ultimo decennio, che riflette sia l’invecchiamento della popolazione, sia le nuove abitudini di vita (maggiori pasti fuori casa e una maggiore attenzione alla salute).

Le famiglie cercano quindi di mantenere i livelli di consumo, ma «l’incidenza sui bilanci familiari delle spese obbligate rimane elevata, in particolare a causa dei rincari energetici», dice il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli (nella foto), che chiede di intervenire «su fisco e tariffe, eliminando le distorsioni che gravano sui costi fissi».

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