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Attualità

Pistole, droga e passaporti: la minaccia “See you in 2029″

Il messaggio gira nelle community e cela traffici illeciti di armi. I ragazzi nei forum: “Come fabbrico un ordigno?”

Fuck Islam

«See you in 2029». La frase-minaccia rimbalza nelle chat, seguita da emoji che strizzano l’occhio e da simboli di pugnali. Ritorna sempre più spesso nelle community frequentate dai ragazzini e nella rete Tor, dove i 16enni si infilano senza particolari problemi. Le abbiamo analizzate grazie alla guida del team di Red Hot Cyber. La frase suona come una chiamata alle armi, come a fissare una sorta di raduno del male. Per fare cosa? Dove? Spesso il messaggio è un’abbreviazione: A2029. La A sta per Anarchy ed è spesso associata a slogan che invocano «un’Europa ripulita da arabi e musulmani».

L’Osint (Open Source Intelligence) ha formulato due ipotesi su cosa ci sia dietro, entrambi agghiaccianti. O Anarchy 2029 è una rete logistica criminale strutturata dell’estrema destra sul dark web. O potrebbe essere che il gruppo utilizzi il brand «Anarchy2029» come camuffamento ideologico per gestire un mercato illecito di compravendita di armi da fuoco, documenti falsi, narcotici e sistemi di consegna tramite dead-drop, cioè punti di rilascio fisici nascosti. In ogni caso, significa che non è poi così difficile acquistare coltelli e pistole, molte delle quali americane o made in Bulgaria: con cadenza regolare vengono pubblicate foto degli ultimi modelli di Ruger 25, Sig Sauer 30, Kimber 8. E poi ci sono i cataloghi di documenti con tanto di tariffe: 10mila euro per un passaporto austriaco, 9.500 per uno tedesco, 7mila per uno belga.

Dopo anni in cui Telegram e social ci hanno abituato a chat clandestine pro Islam e a tentati adescamenti dei ragazzini per arruolarli nella guerra Santa, in rete esplode un estremismo di matrice opposta, islamofobo, altrettanto pericoloso. A2029 racconta come si stia diffondendo una sottocultura della violenza totalmente scriteriata, che non usa nemmeno più l’ideologia come movente. Semmai come alibi. Gli esperti di cybersicurezza non hanno dubbi: anche la retorica anti-jihad o la difesa dei valori occidentali viene usata come copertura per pianificare atti violenti o discriminatori. Sui siti infatti è facile trovare slogan tipo «Fuck Islam», immagini di moschee con il simbolo del divieto stampato sopra, svastiche e immagini dell’orrore. Senza avere particolari missioni né indottrinamenti. Ed è proprio in questa miriade di siti e di community che la rabbia viene trasformata in odio. E l’odio in violenza. Sia che si tratti di matrice islamica, sia che sia mossa da estremismo di destra. Nelle chat pubbliche gli adolescenti (o pre adolescenti) chiedono con assoluta disinvoltura: «Come posso costruire un ordigno? Vorrei informazioni più dettagliate». E «qualcuno» risponde: «Non qui, ci sono troppi occhi». Nelle community i ragazzi accedono a comunicazioni su operazioni militari vere, scaricano video destinati a guerriglieri somali, toccano con mano quella violenza che fino a poco prima hanno conosciuto solo tramite le schermate dei videogiochi. Forse senza rendersi conto che è tutto reale.

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