Non c’è solo schifo, disgusto e dolore guardando le immagini delle devastazioni di Milano. Non c’è solo la feccia della società che spacca vetrine, distrugge le auto delle forze dell’ordine e appicca incendi davanti al Duomo. C’è dell’altro. C’è un volto che, in queste ore, è il volto di tutto il Paese. O, almeno dovrebbe esserlo. È il viso, rigato di sangue di Angelo De Simone (nella foto), primo dirigente del commissariato Garibaldi-Venezia. De Simone è stato colpito alla testa da un sampietrino.
Incidente sul lavoro, mentre arginava la violenza di quelli che un lavoro nemmeno lo cercano, ma nel frattempo spaccano tutto nel nome del «caro vita». Un lancio che poteva essergli fatale ma che, per fortuna, si è risolto con alcuni punti di sutura. De Simone, 55 anni, espressione corrucciata dal dolore, in quel momento, in quella foto, in quel filmato, in quello che è diventato un simbolo, incarna il servitore dello Stato, il senso della Patria. Lui è tutti noi, anche se non tutti noi meritiamo di essere lui. Si toglie gli occhiali, con un fazzolettino li pulisce dalle macchie di sangue, cammina intorno a se stesso, parla al telefono.
Continua a lavorare. Solo dopo andrà in ospedale e il giorno dopo ancora cioè ieri, non esattamente una domenica tranquilla tornerà, come sempre, al suo lavoro. Una routine eroica. Su quel volto scivola del sangue rosso.
Ma noi ci vediamo anche il verde e il bianco.
Perché quel volto è una bandiera: è il tricolore.
