Pierluigi Diaco non arretra di un centimetro. Travolto dalle polemiche – strumentali – per l’intervista all’ex sacerdote Alberto Ravagnani, il conduttore di BellaMa’ rivendica il proprio operato e rispedisce al mittente le accuse. “Quello che ho fatto si chiama giornalismo, mestiere sempre più raro in Italia”, ha dichiarato all’Adnkronos. Una presa di posizione netta, che riporta al centro della vicenda una questione apparentemente dimenticata dai tanti indignati delle ultime ore: è davvero scandaloso che un giornalista faccia domande su un argomento che il suo interlocutore ha scelto di rendere pubblico?
Perché è proprio questo il punto. Dopo aver lasciato il sacerdozio, Ravagnani ha parlato diffusamente della propria sessualità, del rapporto con il corpo e delle rinunce imposte dalla vita sacerdotale. Lo ha fatto sui social, in televisione e sui giornali. In un’intervista alla Stampa dello scorso febbraio, per esempio, aveva spiegato: “Ho rinunciato alla sessualità come se fosse peccaminosa e questa rinuncia mi disumanizzava, perché la sessualità fa parte della nostra vita fin dall’origine”. Argomenti affrontati anche con altri giornali, oltre che nel libro autobiografico “La scelta” e persino negli spettacoli teatrali.
E non è tutto. Sul suo canale broadcast Instagram, Ravagnani ha scelto un nome decisamente particolare: “IL MIO LATO B”. Un titolo controverso in maniera piuttosto evidente, segnalato anche da Grazia Sambruna, che pure ha criticato Diaco. Proprio la Sambruna ha posto l’accento sulla contraddizione tra la riservatezza rivendicata dall’ex sacerdote e la sua comunicazione pubblica, nella quale la dimensione sessuale continua a occupare uno spazio importante. E durante Ballando con le stelle il tema è tornato d’attualità, anche dopo che Guillermo Mariotto lo aveva definito “asessuato” per il suo modo di muoversi sulla pista.
Insomma, Ravagnani può parlare liberamente della propria sessualità, ma Diaco non può fargli domande? Senza dimenticare che non parliamo di curiosità spuntate dal nulla: il conduttore ha posto domande su una trasformazione personale che lo stesso ospite aveva raccontato ripetutamente in pubblico. Lo ha ribadito lo stesso Diaco: “La narrazione pubblica di Alberto Ravagnani, costruita da lui stesso sui suoi canali social, nelle interviste tv, nei suoi spettacoli teatrali e nelle clip che precedono il suo ingresso nella pista di Ballando con le Stelle, avrebbe suggerito a qualsiasi bravo o medio giornalista di chiedere a lui spiegazioni sulla sua nuova avventura in un mondo, quello dell’eros, che prima da sacerdote non poteva sperimentare con altri corpi, come lui stesso ha dichiarato in tante occasioni”. E ha chiuso la questione con un messaggio che non lascia margini di interpretazione: “Non ho più altro da aggiungere. Mi fermo qui. Con orgoglio e felicità. W le stelle che ballano”.
https://x.com/frabiziovalerio/status/2118361837221650764
Nel frattempo, però, la polemica ha assunto proporzioni difficili da giustificare. Il Codacons e l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi hanno presentato un esposto alle autorità competenti, arrivando a chiedere misure draconiane come la sospensione temporanea di BellaMa’ e le dimissioni del conduttore. Richieste pesantissime per un’intervista televisiva, sulle quali saranno eventualmente gli organismi competenti a pronunciarsi. A criticare Diaco è stata anche Milly Carlucci, prima sui social e poi in collegamento a La volta buona, programma in onda su Rai 1. E il conduttore non ha nascosto il proprio disappunto, pur ribadendo la stima per la collega: “Ritengo curioso che si utilizzino gli strumenti e i mezzi della stessa azienda per cui io e la signora Carlucci lavoriamo per regolare i conti”. Difficile dargli torto.
A stemperare il clima ci ha pensato Fiorello, che durante La Penniccanza ha ironizzato sulla bufera immaginando addirittura una ghigliottina a Saxa Rubra, con Marco Liorni nei panni del boia: “Da domani verrà istituita la pena capitale in Italia per un giorno, il primo giustiziato sarà Pierluigi Diaco. Se volete andare, si può assistere. La ghigliottina sarà posizionata a Saxa Rubra nello studio di Pippo Baudo, sapete chi sarà il boia? Marco Liorni!“. Una provocazione surreale che fotografa - attraverso la satira - le dimensioni raggiunte dalla vicenda.
Resta un paradosso: un ex sacerdote trasforma il proprio rapporto con la sessualità in un elemento centrale della sua nuova immagine pubblica, ma quando un giornalista prova ad approfondire quell’argomento scoppia il caso nazionale. Diaco può anche essere giudicato per i toni e per le modalità dell’intervista, ci mancherebbe. Ma trasformare delle domande scomode in una colpa da punire rischia di consegnare alla televisione un messaggio assai discutibile: meglio non chiedere, per evitare di disturbare o di intaccare l’immarcescibile passerella promozionale. Ma il giornalismo, quello vero, funziona esattamente al contrario.
