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Don TikTok lascia il sacerdozio e lancia la sua autobiografia

Ravagnani aveva già avuto scontri con la Curia, l'ultimo per una sponsorizzazione

Don TikTok lascia il sacerdozio e lancia la sua autobiografia
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Era finito più volte al centro delle polemiche, soprattutto negli ultimi tempi per alcuni video sui social che avevano suscitato non poche lamentele. Don Alberto Ravagnani, uno dei preti influencer più famosi del web, con milioni di views su YouTube, quasi 300mila followers su Instagram e quasi 150mila su TikTok, ha lasciato il sacerdozio. L'annuncio è arrivato durante la celebrazione della messa vespertina nella sua parrocchia di Milano, San Gottardo al Corso, zona Navigli, al termine della quale è stato letto un testo preparato dalla Curia e firmato dal vicario generale, mons. Franco Agnesi: "La sofferenza che una simile decisione provoca in tante persone può diventare anzitutto occasione di preghiera e di affidamento al Signore". Ravagnani, classe 1993, era diventato prete nel 2018 e dopo un'esperienza di cinque anni a Busto Arsizio, Varese, durante la quale aveva deciso di cimentarsi nell'utilizzo dei social, conquistando l'attenzione di migliaia di ragazzi, nel 2023 era stato trasferito nella ben più importante parrocchia milanese a due passi dalla Darsena.

Ma era già diventato famoso, don Alberto, grazie a Fedez, che lo aveva invitato nel suo podcast, salvo poi litigarci e bloccarlo sui social. Dopo il trasloco nel capoluogo lombardo era iniziata una trasformazione dell'immagine del "don": capelli più lunghi e niente clergyman col colletto bianco, sempre più palestra e video ormai distanti dal don Aberto che si era fatto conoscere e apprezzare dai ragazzi in quell'oratorio del varesotto. Invitato in alcuni podcast aveva spiegato la sua scelta, soprattutto quella di vestire abiti borghesi: "Prima se non mi chiamavano don mi arrabbiavo, poi ho capito che alcuni ragazzi dicevano di sentirsi in soggezione perché ero vestito da prete, così ho capito che dovevo esser disposto a mollare la divisa per avvicinare la gente". Ravagnani a Milano non era arrivato da solo e in parrocchia condivideva l'abitazione con un gruppo di ragazzi che lo aiutavano nel suo lavoro da influencer.

Lo scorso settembre, poi, l'ennesimo incidente con la Curia: con un video sui social aveva sponsorizzato degli integratori, dicendo: "Santo sì, ma anche sano". Una pubblicità che aveva diviso followers e fedeli, tanto che il sacerdote era stato convocato in piazza Fontana, sede dell'arcivescovado, per una "chiacchierata" in cui, pur non ricevendo alcuna sanzione disciplinare, gli era stato fatto notare che quella pubblicità non era opportuna. Il "don" si era difeso sui social: "Se si deve rifare il tetto si fanno raccolte, si chiede la collaborazione di aziende, si mettono gli sponsor sui pulmini: come recuperare soldi per le attività di evangelizzazione online se devo fare podcast, ho bisogno di attrezzature video o di collaboratori?".

La scelta di Ravagnani di lasciare il sacerdozio coincide con l'imminente uscita di un nuovo libro autobiografico in cui parla della sua scelta di vita: anche questa volta, come in una campagna social, la tempistica sembra perfetta.

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