Automotive

"Così raggiungeremo i brand coreani. La politica acceleri sulle infrastrutture". L'intervista ad Andrea Bartolomeo, country manager Italia di MG

La sfida di rilanciare un brand storico come quello di MG partendo da zero, gli obiettivi, la gamma di prodotti e gli scenari futuri

"Così raggiungeremo i brand coreani. La politica acceleri sulle infrastrutture". L'intervista ad Andrea Bartolomeo, country manager Italia di MG Esclusiva

Squilla il telefono, è la cinese Saic Motor che chiama. Le affidano il ruolo di country manager Italia per rilanciare il brand automobilistico inglese MG, acronimo di Morris Garage, che ha fatto la storia del secolo scorso. Cosa passa in quel momento nella mente ad Andrea Bartolomeo?

"Non le nascondo che in molti mi hanno detto: "Hai perso il lavoro, perché questa pazzia?"".

E lei cosa ha pensato?

"La verità è che era ed è un progetto solido, molto sfidante e interessante, non campato in aria insomma".

Poi l'automotive è pane per i suoi denti.

"Sì, negli ultimi 16 anni ho lavorato nell'automotive, di cui oltre 10 anni in Fca, quindi conoscevo e conosco molto bene l'automotive. Dopo Fca ho fatto per un paio di anni il direttore generale di una grande concessionaria, conosco quindi entrambi i lati del settore".

Cosa l'ha colpita di più quando le hanno affidato l'incarico?

"Quando mi hanno spiegato il progetto di rilanciare da zero, partendo da un foglio bianco, un brand con una grossa storia, con un background importante ma assente dal mercato da quasi 20 anni, ho capito che praticamente bisognava inventarsi tutto. A me piacciano le sfide e mi piace mettermi in gioco e quindi ho accettato".

La responsabilità non è cosa da poco.

"Sì, da una parte c'è l'emozione di poter rappresentare un brand con un heritage, con una storia così forte, ma dall'altra parte c'è la possibilità di poterlo costruire basandolo sulla mia esperienza, di poterlo plasmare da zero, costruendo la rete dei concessionari, la squadra che ne fa parte, poterlo rilanciare sul mercato con un posizionamento che è sì quello condiviso con la casa madre ma che curiamo noi. Quindi abbiamo il vantaggio di essere una start up con la forza di una grande multinazionale. Sono passati quasi tre anni e già abbiamo fatto dei grandi passi avanti".

Cosa cambia realmente rispetto al passato?

"C'è la presenza di una enorme mother company, Saic è il settimo costruttore al mondo e questo vuol dire che non è un improvvisato che entra in Europa, in Italia, per provarci. Saic produce 7 milioni di veicoli all'anno e sa come si vendono le auto in tutto il mondo. Ha partnership in tutta la value chain, quindi oltre a produrre macchine direttamente ha anche partenership tecnologiche sulla parte di realizzazione dell'elettrico con CATL, quindi banalmente le batterie dell'elettrico le facciamo in casa. Poi Saic è molto forte e strutturata, conosce i mercati internaizonali, il managment è determinato a raggiungere grandi volumi e in più ha un aspetto che è quello che mi fa essere positivo.

Quale?

"La flessibilità, cosa che non tutte le aziende hanno e quando parlo di flessibilità parlo anche della capacità di capire il mercato".

In che senso?

"A oggi si parla tanto anche di cinesi che entrano nel mercato con gamme interessanti ma solo full electric. Ecco, Saic ha il Dna del brand elettrico ma soprattutto ha il Dna da brand di volumi e quindi sa capire come portare volumi in un determinato mercato. Qui in Europa non abbiamo avuto la presunzione di raggiungere volumi soltanto con veicoli elettrici come abbiamo fatto in altri mercati, uno tra tutti il Benelux dove il brand è solo full electric. In Italia siamo entrati con due prodotti, uno plug in e uno elettrico ma quando abbiamo visto che era possibile abbiamo portato la prima vettura a benzina, la ZS, che ci ha permesso di fare un salto quantico sui volumi ed è quello che ci sta permettendo di avere una accelerazione fuori dal normale".

L'obiettivo prefisso è l'1,5% del market share. Come pensate di raggiungerlo?

"Sono confidente che lo faremo perché abbiamo la gamma giusta, la gamma che si adatta al mercato".

Ce la racconti allora.

"Zs benzina è un B-Suv, un segmento grande del mercato con un prezzo da segmento B, come la famosa Clio o la Punto, un segmento che tutti gli altri costruttori stanno abbandonando per questioni di marginalità e di prezzo. Noi invece abbiamo una vettura che è esteticamente molto bella a un prezzo da B all'interno del B suv quindi questo è un valore aggiunto. Altro valore aggiunto sono i 7 anni di garanzia su tutti i nostri prodotti".

Poi?

"L'altro prodotto che ci traghetterà verso il risultato che ci siamo prefissi è l'HS che è una vettura del segmento C che abbiamo sia come plug in hybrid sia come benzina ed è una vettura che si adatta molto bene al nostro mercato. Questa è la parte petrol. Poi c'è l'altra parte della gamma elettrica. Mg4 invece è una vettura totalmente innovativa, un telaio nato per l'elettrico, sviluppato in leghe leggere, una batteria che è la più fina del mercato per non appesantire la macchina e che si adatta bene all'aerodinamica, un design molto interessante e aggressivo, una tecnologia avanzata e un prezzo di due segmenti più bassi, in termini dimensionali di lunghezza è un segmento C ma come transaction price siamo posizionati sul segmento B-A del mercato elettrico. Insomma, un prodotto di qualità alta, più grande e con delle prestazioni migliori. I nostri tre pillar - la ZS benzina, la HS e la MG4 - ci traghetteranno verso l'1,5% di quota di mercato, che sono minimo 23mila macchine, e poi c'è, tutto il resto della gamma che ci sosterrà".

Ovvero?

"La Marvel che è la nostra vettura più grande, di rappresentanza, con una tecnologia bella, una rifinitura da livello premium. E poi la ZS elettrica che è la prima della famiglia Mg a essere lanciata come elettrica e infine la Mg5 che è l'unica station wagon elettrica del mercato".

Quindi l'obiettivo principale qual è?

"Avere la vettura con il miglior rapporto qualità-prezzo all'interno del segmento di presenza".

Avete dei target di riferimento?

"Il nostro obiettivo è coprire la più ampia parte possibile del mercato. Per questo abbiamo deciso di portare in Italia già dal secondo anno una gamma ampia fatta da 5 modelli di diverse motorizzazioni".

Ci anticipi qualche novità nel prossimo futuro.

"Dal prossimo anno la nostra gamma si amplierà per coprire segmenti più piccoli e segmenti più grandi con la tecnologia sia elettrica, che è il nostro Dna, sia benzina per adattarci alle esigenze del mercato".

Tutto in vista della fatidica data spartiacque del 2035.

"Noi abbiamo la possibilità anche oggi di entrare nel mercato e vendere solo full electric ma riteniamo che non sia in Italia e nel sud Europa la strategia giusta. Noi fino all'ultimo giorno in cui sarà possibile vendere vetture a combustione interna le venderemo perché ci porteranno volumi. Quando Mg è ritornata in Europa, il primo mercato è stato il Regno Unito. Sono partiti nel 2016 senza neanche un foglio bianco e oggi sono arrivati ad avere il 5% di market share vendendo più di 60mila auto. La strada è disegnata in quella direzione, il nostro obiettivo del 2024 (anno del centenario) è quello di quasi raddoppiare i numeri del 2023 e arrivare a circa 40mila auto, per raggiungere in un anno i brandi coreani e per assestarci poi nel corso del tempo su una market share del 5-6%".

Capitolo infrastrutture, a che punto siamo secondo lei in Italia?

"L'infrastruttura è in itinere, ma la situazione è in netto miglioramento, siamo indietro rispetto a tanti altri paesi, non ci possiamo confrontare col Nord Europa né col Benelux. Francia e Germania sono qualche passo avanti a noi ma ritengo che dei passi avanti li stiamo facendo. Il sistema politico deve investire sempre di più sulle infrastrutture altrimenti darci delle regole e mettere delle scadenze è da pazzi. Bisogna avere una pianificazione, un investimento dal sistema Paese".

Le colonnine non sono ancora capillari.

"Nelle grandi città o nei centri cittadini la presenza delle infrastrutture sta aumentando sempre di più. Il problema comincia quando si decide di affrontare viaggi più lunghi e oggi questo è il nostro punto debole. Bisogna implementare sempre più punti di ricarica veloce con un cadenza di 80-100 km per permettere agli utilizzatori di fare un viaggio verso nord e verso sud senza problemi".

Per De Meo in Europa serve "una strategia industriale e una politica industriale comune e meno limiti, date e multe", lei cosa ne pensa?

"L'Europa deve dare una direzione affinché tutti i paesi possano raggiungere allo stesso momento lo stesso livello. Noi siamo parte di una reale multinazionale e per noi qualsiasi paese è lo stesso, se sei in un sistema mondo tutti i consumatori dovrebbero avere le stesse opportunità. Noi come brand anglo-cinese così come i brand europei dovremmo avere in ogni mercato le stesse possbilità perché poi è il consumatore finale quello che decide".

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