Trentacinque anni di storia, ormai quasi trentasei, non si attraversano per caso e in modo così fragoroso, lasciano un segno tangibile del proprio passaggio. Servono intuito, coraggio e una capacità rara: capire prima degli altri dove sta andando il mondo. La Renault Clio è figlia di un processo che è stato in grado di mettere insieme questi elementi chiave, grazie a sei generazioni differenti che sono sempre state sulla breccia dell’onda. Diciassette milioni di esemplari venduti in oltre centoventi Paesi non sono un dato statistico, ma un racconto che è già storia, perché permettono alla creatura della Régié di essere l’auto francese più venduta di tutti i tempi. Tuttavia, ridurre la storia della Clio alla semplice contemplazione dei numeri sarebbe un’operazione poco generosa, perché questo modello è stato, ed è, molto di più.
Un progetto rivoluzionario
Quando prende corpo l’idea Renault Clio, alla fine degli anni Ottanta, la Régie è in difficoltà. La Peugeot 205 detta legge sul mercato transalpino, mentre Ford Fiesta e Volkswagen Polo sono antagoniste con il coltello serrato. I fasti delle R4 e R5 sembra un caro ricordo. Il progetto X57 è una scommessa totale. Raymond Lévy lo porta avanti e capisce che serve qualcosa di più di una semplice erede della Supercinque. Serve un simbolo ed è per questo motivo che Marcel Botton pesca nella mitologia greca: Clio, la musa della storia. Non poteva esserci nome più profetico.

La Clio I, presentata nel 1990, è una rivoluzione epocale. Linee pulite, aerodinamica curata nel minimo dettaglio (Cx 0,31), e un abitacolo che stupisce per ariosità. Vince subito il titolo di Auto dell’Anno 1991, ma entra nel mito con le versioni sportive: la 16V e soprattutto la Williams del 1993, blu con cerchi dorati, 147 CV e un’anima da pista. Una leggenda assoluta.
Il mito si rinnova
Nel 1998 arriva la Clio di seconda generazione e cambia tutto, di nuovo. Patrick Le Quément firma un design “cocoon”, molto morbido e rassicurante. È l’auto che ti accoglie, che ti avvolge e protegge. Ma sotto a quella scorza di dolcezza si nasconde un’anima tutt’altro che placida. Nascosto dentro al cofano debutta il 1.5 dCi common rail, uno dei diesel più riusciti della storia europea, grazie a consumi ridotti, affidabilità da vendere e una coppia ben distribuita. Ma non è la sola scelta degna di nota, perché Renault osa con dei fuochi d’artificio: la RS e, soprattutto, la Clio V6 con motore centrale da 230 CV e la trazione posteriore. Un colpo di genio.

La terza generazione di Clio arriva nel 2005 portando in dote un accrescimento nelle dimensioni, superando la fatidica soglia dei quattro metri. È l’epoca in cui la sicurezza diventa un valore aggiunto in fase di vendita: cinque stelle Euro NCAP, una dotazione da segmento superiore e il navigatore integrato negli allestimenti top di gamma. Vince di nuovo il titolo di Auto dell’Anno nel 2006, prima e unica auto – finora - a riuscirci due volte. Un record che pesa come un manifesto. La gamma si allarga, arriva la Sportour (la station wagon), tornano le RS cattive, fino alla Gordini che strizza l’occhio alla nostalgia, quella dei mitici anni ’60 e ’70.
Il successo prosegue
Nel 2012 la Renault Clio IV rompe con il passato. Basta con le forme rassicuranti, infatti, il costruttore francese sceglie più sensualità, superfici tese e un tocco di personalità aggiuntiva. Elementi che rendono la nuova generazione dell’amata Clio decisamente originale. Tra l’altro, questa è la prima Renault del corso stilistico ispirato al concept DeZir. Dunque, spariscono le tre porte, a favore delle cinque, con quelle posteriori che nascondono le maniglie direttamente nel montante. A bordo, invece, fa capolino un accenno di digitalizzazione, grazie al sistema R-Link. Grazie a queste doti diventa l’auto più venduta del Vecchio Continente per molti anni.

Nel 2019, poi, si aggiunge il quinto capitolo di questa saga, una Clio che vara dei notevoli cambiamenti, ma stavolta senza stravolgere uno schema brillante e ancora appetibile. Il design esterno segue un’evoluzione coerente, mentre l’abitacolo viene stravolto. Nasce lo Smart Cockpit, il grande schermo verticale, mentre i materiali raggiungono una dimensione “premium”. La vera svolta, però, è tecnica: l’E-Tech Full Hybrid. Un sistema complesso, raffinato, derivato dalla Formula 1, capace di far viaggiare l’auto in elettrico in città per gran parte del tempo. La Clio entra nell’era dell’elettrificazione senza perdere la sua anima popolare.
Renault Clio, la storia continua
E oggi, con la Clio VI, il cerchio sembra chiudersi per poi riaprirsi. Cresciuta a 4,12 metri, più larga, più piantata a terra, sfoggia un design atletico e deciso. La nuova firma luminosa a losanga è uno statement, non un dettaglio. Dentro, l’abitacolo sembra appartenere a un segmento superiore: OpenR Link con Google integrato, materiali ricercati, Alcantara, illuminazione ambientale. La tecnologia di sicurezza è da manuale: 29 ADAS, compresa la frenata automatica in retromarcia.
Sotto il cofano, l’E-Tech Full Hybrid da 160 CV rappresenta la sintesi perfetta della filosofia Clio: efficienza, piacere di guida, concretezza. Fino all’80% del tempo in elettrico in città, consumi ridotti, autonomia che sfiora i mille chilometri.
Trentacinque anni dopo, la musa non è invecchiata. Ha solo imparato a cambiare pelle restando fedele a sé stessa. E in un mondo che corre verso l’anonimato, la Clio continua a raccontare una storia che vale la pena ricordare.