Gli autonomi bloccano la messa Botte ai fedeli per difendere i gay

Incursione di antagonisti in chiesa durante una messa, per contestare le posizioni in materia di omosessualità del parroco. E per inneggiare a Pisapia «liberatore di Milano». I fedeli hanno reagito, ne è nato un parapiglia poi la fuga prima dell’arrivo della polizia. «La protervia dei Centri sociali dopo la vittoria del centro sinistra ha raggiunto toni mai visti in città» puntualizza l’ex vice sindaco Riccardo De Corato.
Teatro della bravata la chiesa di San Giuseppe Calasanzio, in via don Gnocchi 16, zona San Siro. Qui infatti è parroco padre Alberto, molto attivo nel combattere il disagio giovanile. Troppo, secondo i suoi accusatori, perché avrebbe sostenuto che l’omosessualità è una malattia, curabile con colloqui con psicologi. Ieri a mezzogiorno il sacerdote stava celebrando messa con il vescovo ausiliario Marco Ferrari e don Vittorio De Paoli, in onore dell’immagine della Madonna Pellegrina di Fatima, arrivata a fine aprile dal Portogallo.
«La messa era appena iniziata quando questi giovani, vestiti in maniera “alternativa” hanno fatto irruzione in chiesa urlando slogan» racconta don Vittorio. I ragazzi hanno srotolato uno striscione con su scritto «Padre Alberto, curati tu» gridando «Fuori i preti» e «Chiudete le chiese». La scena ha paralizzato un po’ tutti per qualche istante, compreso il vescovo che ha bloccato la funzione. «Poi i fedeli hanno reagito, invitando i ragazzi a uscire - prosegue don Vittorio -. Ne sono nati alterchi, con scambi di insulti e qualche energico spintone. Un giovane parrocchiano è anche svenuto dalla paura».
In qualche modo comunque gli invasori hanno lasciato la chiesa seguiti da alcuni fedeli con cui il battibecco è continuato sul sagrato. «Qualche nostro parrocchiano, forse un po’ troppo infervorato, li ha accusati di fare la voce grossa perché si sentono le spalle coperte dopo la vittorio di Giuliano Pisapia e loro hanno prontamente replicato “Pisapia ha liberato Milano e adesso ne vedrete delle belle”. Poi mentre qualcuno chiamava il 113 i ragazzi sono spariti». Gente evidentemente esperta che ha calcolato al secondo i tempi di intervento delle forze dell’ordine. Non sono ancora stati individuati anche se la vicinanza con il centro sociale «Cantiere» farebbe sorgere più di qualche sospetto.
«Questi ragazzi hanno dimostrato di avere una rabbia dentro che mi ha veramente scosso. Per questo subito dopo ho invitato i fedeli a dire una preghiera per loro. Io sono solo un povero parroco e non so come raggiungere il sindaco. Vorrei infatti spiegarli come viene speso il suo nome, perché non credo neppure lui ne sarebbe contento, e per chiedergli di intervenire in qualche modo. Temo infatti che queste irruzioni possano divenire una costante».
Stesso timore di Riccardo De Corato: «Prima la cagnara sotto casa mia, ora l’irruzione in una chiesa. Non era mai successo prima e dimostra l’arroganza dei centri sociali dopo la vittoria di Pisapia. In seguito ai segnali di apertura dell’arcivescovo Dionigi Tettamanzi al centrosinistra, questo è il modo in cui gli antagonisti intendono la disponibilità della Curia. Invito il sindaco a chiedere al Prefetto un tavolo sulla sicurezza e l’ordine pubblico, per evitare che questi episodi si ripetano e in forma sempre più violenta». La reazione del neo sindaco è arrivata in serata e attraverso il suo portavoce che nega gli antagonisti abbiano inneggiato a Pisapia e comunque esprime ferma condanna per l’episodio.