Negli ultimi dodici mesi l’intelligenza artificiale agentica è diventata uno degli argomenti più discussi del settore tecnologico. Big Tech, startup e società di consulenza la descrivono come la prossima rivoluzione: non più semplici chatbot o assistenti che rispondono alle domande, ma sistemi capaci di pianificare attività, utilizzare software, prendere decisioni operative e portare a termine processi articolati con un livello crescente di autonomia. È il passaggio dall’IA che suggerisce all’IA che agisce. Ma quanto di tutto questo è già presente nelle aziende italiane? E soprattutto: quanto è documentato ufficialmente?
A queste domande cerca di rispondere “Stati Generali della AI agentica italiana”, il nuovo report pubblicato da DATAMONEY.ch in collaborazione con Swiss Blockchain & AI Consortium. Si tratta di una ricerca (che si può scaricare qui) che non misura il numero di agenti di intelligenza artificiale realmente in funzione nel Paese, ma analizza ciò che le organizzazioni dichiarano nei documenti ufficiali che sottoscrivono: bilanci, relazioni finanziarie, piani industriali, comunicati, atti pubblici e documentazione di gara.
Prima ancora dei numeri, il report chiarisce un punto fondamentale: non tutta l’intelligenza artificiale è “agentica”. Ovvero: un assistente generativo produce testi, immagini o codice quando glielo chiediamo; un copilota suggerisce l’azione migliore, ma lascia sempre la decisione finale all’utente. Un agente AI, invece, rappresenta uno stadio successivo: può eseguire una sequenza di operazioni, interagire con altri software, utilizzare strumenti digitali e completare attività articolate. Nei sistemi più avanzati queste operazioni possono avvenire con un’autonomia crescente, sempre all’interno di limiti definiti e con adeguati meccanismi di controllo. È proprio questo il terreno sul quale si giocherà la prossima evoluzione dell’intelligenza artificiale nelle imprese.
Una fotografia documentale, non una classifica
Il valore della ricerca sta soprattutto nel metodo. Gli autori hanno esaminato 77 organizzazioni italiane, appartenenti a dieci settori economici, leggendo documenti ufficiali pubblicati tra bilanci, report di sostenibilità, relazioni finanziarie, piani industriali e atti della pubblica amministrazione. L’obiettivo non era stabilire chi sia più avanti, ma verificare che cosa venga realmente dichiarato nei documenti che impegnano la responsabilità delle organizzazioni.
Il risultato è sorprendente: su 77 realtà analizzate, 47 riportano almeno una descrizione sufficientemente precisa dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale, mentre 44 dichiarazioni rientrano nel perimetro italiano della ricerca. Ma soprattutto emerge un dato destinato a far discutere: nei documenti esaminati non compare alcuna descrizione di un sistema che operi autonomamente su sistemi aziendali senza la conferma passo dopo passo di una persona. Il report però non sostiene che tali sistemi non esistano: dice semplicemente che non risultano descritti nella documentazione ufficiale presa in esame.
Tra annunci e realtà
Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda poi il linguaggio utilizzato dalle imprese. Il termine “agentico” compare molto raramente nei documenti societari. Quando viene utilizzato, nella maggior parte dei casi si riferisce a scenari futuri, attività di ricerca, sperimentazioni o investimenti programmati, più che a sistemi già operativi. Le formulazioni più frequenti continuano invece a parlare di strumenti che “assistono”, “supportano” o “coadiuvano” il lavoro umano, lasciando sempre la validazione finale alle persone. È una distinzione importante, soprattutto in un momento in cui il marketing tende spesso a utilizzare la parola “agente” con significati molto diversi.
Il mercato cresce, ma poco
Il report inserisce infine i risultati nel contesto del mercato italiano. Secondo i dati raccolti, nel 2025 il mercato nazionale dell’intelligenza artificiale ha toccato i 1,38 miliardi di euro, con una crescita del 47,6% rispetto all’anno precedente. Tuttavia la componente riconducibile all’orchestrazione dei processi e all’AI agentica rappresenta soltanto il 4% del mercato complessivo dell’intelligenza artificiale.
Anche le statistiche ufficiali mostrano un quadro ancora in evoluzione: il 16,4% delle imprese italiane con almeno dieci addetti dichiara di utilizzare tecnologie di IA, mentre soltanto il 5% afferma di averle integrate in modo estensivo nei propri processi aziendali.
Perché vale la pena leggere il report
La ricerca non vuole decretare vincitori né assegnare punteggi. Il suo obiettivo è molto più ambizioso: costruire una fotografia verificabile dello stato dell’arte italiano, distinguendo ciò che è effettivamente documentato da ciò che appartiene ancora alle aspettative o al linguaggio del marketing.
In un momento in cui l’AI agentica è al centro del dibattito internazionale e in cui, il 2 agosto 2026 sono diventate attive nuove disposizioni dell’AI Act europeo richiamate anche nel report, questa analisi offre un punto di partenza concreto per comprendere dove si trova realmente il sistema produttivo italiano.
Nel report completo sono presenti decine di casi aziendali, la metodologia di ricerca, le fonti utilizzate e un’analisi dettagliata delle dichiarazioni rilasciate da imprese e pubbliche amministrazioni. Più che una classifica insomma, è un documento che aiuta a distinguere i fatti dalle narrazioni e a capire quanto il futuro dell’AI agentica sia già presente. O quanto, invece, sia ancora una promessa.
