Nei prossimi 5 anni, per gli americani che intendono acquistare una vettura nuova, si prospetterebbe un maxi-risparmio di 138 miliardi di dollari grazie alla riduzione del costo medio di un singolo veicolo fino a 1.300 dollari. E lo stesso, con le dovute proporzioni, riguarderebbe l’industria nel suo complesso. Si parla di almeno 60,6 miliardi di dollari così ripartiti, secondo le stime della National highway traffic safety administration: fino 6,6 miliardi per Stellantis, che ha negli Stati Uniti il mercato più importante; 5,8 per Ford; 4,5 miliardi relativi a Toyota e poco meno l’altra giapponese Honda. A sorridere di più sarebbe il colosso di Detroit, General Motors, con 20,4 miliardi.
Questi gli effetti, secondo le prime stime, del ribaltone voluto dal presidente Donald Trump rispetto ai piani «green» del suo predecessore Joe Biden: stop all’obiettivo della transizione al «tutto elettrico» e drastico allentamento agli standard di consumo di carburante a cui invece puntava l’ex capo della Casa Bianca. Il segretario ai Trasporti, Sean P. Duffy, ha dichiarato che la modifica degli standard per i veicoli li renderà più accessibili, stabilendo linee guida di «buon senso» per le case automobilistiche.
«Questa amministrazione - le sue parole riportate da Abc News - sta portando sollievo alle famiglie, rilanciando allo stesso tempo il cuore pulsante dell’industria manifatturiera americana, mettendo in circolazione vetture più sicure e investendo nei lavoratori del settore automobilistico americano». La nuova normativa riduce il precedente requisito medio di consumo di carburante da 50,4 miglia per gallone entro il 2031 a 34,9 miglia. Cessa poi l’obbligo per i gruppi automotive di investire nella produzione di veicoli elettrici per soddisfare tali requisiti. Per Stellantis, il cui mercato americano è basato su Suv e pick-up di grandi dimensioni, il «ribaltone Trump» rappresenta una buona notizia in funzione delle future programmazioni delle gamme con opportunità di motorizzazioni più adeguate e un’offerta più ampia.
Ci saranno ricadute su un’Europa dalle idee sempre più confuse in materia automotive? «Si arriverà a un’accelerazione del disaccoppiamento industriale tra i due continenti - risponde l’advisor Andrea Taschini -: per i costruttori di veicoli, infatti, vuol dire sviluppare gamme e tecnologie sempre meno condivisibili, duplicando i costi di ricerca e sviluppo, mentre i volumi si restringono. Mentre la Cina ha un enorme massa critica e la riversa in Europa, gli Usa difendono la propria industria. L’Europa, che dovrebbe costruire una strategia industriale transatlantica, rischia invece di restare isolata tra i due giganti».
