BF accelera e chiude il primo semestre 2026 con una crescita significativa di ricavi, marginalità e utile. Il valore della produzione ha raggiunto 1,216 miliardi di euro, contro gli 852 milioni dello stesso periodo del 2025, con un incremento del 43%. L’Ebitda è salito da 53 a 97 milioni (+80%), mentre il risultato netto è passato da 2 a 24 milioni di euro. A sostenere i conti del gruppo presieduto da Federico Vecchioni (in foto) è stato anche l’ampliamento del perimetro di consolidamento, con il contributo del Gruppo Martini, dallo scorso primo aprile. Nei tre mesi considerati, Martini ha generato 309 milioni di euro di valore della produzione, pari al 25% del totale consolidato, e 19 milioni di Ebitda, il 20% del dato complessivo.
La business unit CAI ha portato il valore della produzione a 719 milioni, dai 695 milioni del primo semestre 2025, mentre l’Ebitda è salito da 27 a 33 milioni, con il margine passato dal 4 al 5%. La crescita dei ricavi riflette il maggior peso della distribuzione dei carburanti, sostenuta dall’andamento dei prezzi, in un contesto caratterizzato dal rincaro di fertilizzanti e carburanti legato alla crisi dello Stretto di Hormuz. Le rese delle colture autunno-vernine sono risultate superiori alla media, mentre la zootecnia ha risentito del rincaro di mangimi ed energia. La business unit internazionale ha registrato un balzo del valore della produzione, da 51 a 389 milioni, e dell’Ebitda, da 11 a 59 milioni, grazie alle attività di advisory, alle «BFuture Farm» e all’ingresso di Martini nel perimetro. L’Ebit è salito a 54 milioni dai 22 milioni del primo semestre 2025. Il risultato ante imposte è passato da 7 a 38 milioni e l’utile netto a 24 milioni.
Sul fronte finanziario, l’indebitamento netto si è attestato a 565 milioni, contro gli 82 milioni di fine 2025. L’aumento è spiegato soprattutto dall’acquisizione del Gruppo Martini, che ha comportato circa 201 milioni tra finanziamento e debito delle società acquisite, oltre che dalla stagionalità delle attività e dagli investimenti previsti dalle linee strategiche 2026-2030.
Il gruppo precisa infine che «non opera né direttamente né indirettamente con i mercati russi e/o ucraini e/o israelo-palestinesi», spiegando che gli effetti sulle performance economiche sono «unicamente riconducibili all’evoluzione del quadro macroeconomico mondiale». Il semestre evidenzia quindi una crescita diffusa delle principali attività del gruppo, con il rafforzamento della marginalità e un significativo incremento dell’utile, mentre l’integrazione delle nuove realtà amplia ulteriormente il perimetro e le prospettive di sviluppo lungo la filiera agroalimentare.
