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La Cina smonta Ikea e l'utile crolla del 26%

Pesa la concorrenza low cost di Temu e Shein

La Cina smonta Ikea e l'utile crolla del 26%
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Una libreria montata da studenti, un tavolo comprato per il primo trasloco, un armadio che attraversa più vite. Per decenni il marchio svedese Ikea è entrato nelle abitazioni di tutto il mondo con la naturalezza di un'abitudine, trasformando il design a basso costo in un linguaggio universale dell'abitare. Oggi però l'iconico brand di arredamento dal logo blu e giallo, fondato negli anni Quaranta, sta attraversando una delle fasi più complesse della sua storia. Tra vendite stagnanti, costi del legname in aumento e la pressione crescente dei marketplace digitali e dai prodotti a costi bassissimi provenienti dalla Cina, Ikea è chiamata a reinventare il proprio modello per restare competitivo in un mercato profondamente cambiato.

L'utile della società è crollato del 26% nell'esercizio chiuso al 31 agosto, dopo che la società aveva provato a tagliare i prezzi per restare competitiva. Perché, come riportato da Bloomberg, oggi i consumatori vogliono prezzo, comodità e velocità, e sono più che pronti a cambiare negozio per ottenerli. Per guidare il nuovo capitolo, per la prima volta, sono stati selezionati due amministratori delegati non svedesi alla guida della società, lo spagnolo Juvencio Maeztu e il polacco Jakub Jankowski. Il rinnovamento del marchio si concentra soprattutto sull'ampliamento dell'offerta, sull'avvicinamento dei negozi ai clienti e su consegne più rapide. Solo così Ikea potrà competere con marketplace digitali come Temu e Shein, che stanno entrando nel settore casa e arredo, portando una concorrenza sui prezzi molto intensa. Un altro nodo critico riguarda la sicurezza dell'approvvigionamento della principale materia prima del gruppo: il legno. Dopo che le sanzioni hanno interrotto le forniture dalla Russia e dalla Bielorussia, Ikea ha rafforzato la propria presenza nell'Europa centrale e orientale. Solo a ottobre, la società ha investito 720 milioni di euro per acquistare terreni forestali in Lettonia ed Estonia.

Che sia chiaro, nonostante le difficoltà, Ikea rimane un colosso globale nel settore

dell'arredamento con 808 negozi, oltre 220mila dipendenti e vendite al dettaglio pari a 44,6 miliardi di euro. «Significa essere accessibili, digitali e sostenibili ma anche restare fedeli a ciò che siamo», ha sottolineato Maeztu.

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