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Aziende

Corsa ai data center, ma aumenta il rischio di un attacco

Le strutture diventano obiettivi militari. L’esperto: “Elettricità e fibra essenziali”

Ma quanto beve questa AI? Polemiche sui data-center tra acqua, elettricità e bollette

Rischi legati alla troppa concentrazione, all’obsolescenza, al clima e alla geopolitica. C’è tutto questo dietro l’infrastruttura che alimenta la tecnologia che sta stravolgendo le regole dei processi produttivi e del mondo del lavoro.

I data center necessari al funzionamento dell’intelligenza artificiale sono anche un obiettivo militare. Di alcuni giorni fa è la notizia che tre data center del gigante tecnologico Yandex - l’equivalente di Google in Russia - sono stati colpiti da dei droni ucraini. Per capire dove sia meglio costruire un data center «il primo criterio è la disponibilità di energia elettrica, quindi la vicinanza alle reti primarie e alle sottostazioni.

Poi conta l’accessibilità alla fibra ottica, che permette connessioni veloci», spiega al Giornale Eugenio Morello, docente del dipartimento di Architettura e studi urbani del Politecnico di Milano.

In Italia queste strutture sono già 200 e ne verranno costruite altre 83 nei prossimi anni. Milano è il principale polo attrattivo degli investimenti in Italia.

Ospita 33 data center attivi, il 67% dei 49 presenti in Lombardia, con una potenza di circa 414 megawatt, pari al 68% del totale nazionale. «Il capoluogo meneghino offre una rete elettrica affidabile e pochi rischi sismici», prosegue Morello. Nel nostro Paese a preoccupare è soprattutto il consumo di suolo.

Nell’area milanese 13 nuovi progetti, pari al 39% di quelli in costruzione o valutazione, interessano terreni agricoli.

«I data center consumano molta energia e utilizzano generatori a diesel di riserva che devono essere testati periodicamente». Le infrastrutture più grandi possono avere al loro interno anche un centinaio di questi generatori.

«Questo vuol dire che almeno uno o due al giorno devono essere messi in funzione come test quotidiano e, nelle zone a maggior concentrazione, causano un sensibile inquinamento dell’aria». L’altro tema è quello del calore perché la concentrazione rischia di creare isole di calore nelle zone limitrofe. I server poi devono essere sostituiti periodicamente, con il conseguente problema dello smaltimento dei rifiuti elettronici, che contengono anche componenti pericolosi. A questo si aggiunge il rischio di obsolescenza delle infrastrutture perché «le tecnologie evolvono rapidamente e non è detto che, tra dieci anni, i data center progettati secondo gli standard attuali siano ancora efficienti o economicamente convenienti». Per gli operatori potrebbe risultare più vantaggioso costruire nuove strutture altrove, lasciando inutilizzate quelle esistenti.

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