Il matrimonio tra Poste Italiane e Tim come campione italiano della digitalizzazione. L’amministratore delegato di Poste, Matteo Del Fante, intervistato dal vicedirettore del Giornale, Nicola Porro, ha raccontato le ragioni per le quali ha voluto scalare l’ex monopolista della telefonia, un settore così importante eppure reso difficile da un’alta competizione. Del Fante usa una metafora immobiliare: «Intuisci il potenziale di quella casa, sai che tipo di ristrutturazione puoi fare e riesci a vederla rimessa a posto sul mercato. E questo è esattamente quello che abbiamo visto noi». Del Fante riconosce all’attuale ad, Pietro Labriola, il merito di aver abbattuto il debito con la cessione della rete fissa portando Tim «in una posizione molto più solida dal punto di vista finanziario».
I due gruppi, uno leader di logistica, servizi finanziari e dei pagamenti, l’altro di telefonia, digitale e cybersecurty insieme possono essere qualcosa di nuovo. «Siamo nel mezzo di una trasformazione digitale, tecnologica», presegue Del Fante, «e questa trasformazione ha bisogno di attori in un sistema economico». Gli spazi lasciati liberi, vengono occupati da altri soggetti, «verosimilmente magari non nazionali», che possono avere priorità diverse da quelle di chi guarda allo sviluppo del Paese nel medio periodo. «Se non hai le redini di quell’azienda lì, tu sistema economico sei in difficoltà». Ora si entra nella fase operativa del cantiere d’integrazione. Il traguardo è il ritiro dalla Borsa: «Adesso siamo arrivati all’87%». L’obiettivo è completare il percorso prima della scadenza del mandato di Del Fante: «Prima dell’aprile del 2029 dovremo arrivare al delisting e quindi avere il 100% di Tim», che continuerà a occuparsi delle telecomunicazioni e della tecnologia del gruppo. Il top manager parla anche di Tim Brasil, controllata che «produce molta cassa», ma non è centrale e per lei ogni opzione è sul tavolo. «Non è in svendita però non è nemmeno strategica nel disegno che vi ho appena descritto. Quindi la useremo in maniera tattica nel corso dei prossimi mesi», ha affermato Del Fante.
La trasformazione di Poste inizia nel 2017, con l’arrivo di Del Fante, quando il gruppo aveva una rete di 13mila uffici mentre la corrispondenza diminuiva. Da lì è iniziato un processo di diversificazione, senza rinunciare alla presenza sui territori: «Se vuoi digitalizzare i cittadini, considerando la demografia del nostro Paese, non puoi farlo senza una presenza fisica».
