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Aziende

Eni accelera sul pozzo argentino. Porterà fiumi di gas in Europa

Il Cane a Sei Zampe guarda a Vaca Muerta: insieme a soci locali ed emiratini chiesti incentivi per il maxi investimento da 51 miliardi. Il giacimento può produrre fino a 12 milioni di tonnellate annue

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Esportare Gnl su larga scala dall’Argentina grazie alle risorse del giacimento di Vaca Muerta. Eni stringe sul grande progetto che potrebbe rivoluzionare le rotte di fornitura e con le aziende locali Ypf e a Xrg, società del gruppo Adnoc, ha presentato domanda di adesione al Rigi, il regime argentino di incentivi per i grandi investimenti. La richiesta, avanzata dalla società denominata Argentina Lng, punta a definire la decisione finale di investimento, attesa entro la fine del 2026.

Per il gruppo guidato da Claudio Descalzi il significato dell’operazione va ben oltre l’ingresso in nuovi asset produttivi in quanto permetterà la costruzione di una filiera integrata del gas, che parte dal giacimento e arriva ai mercati internazionali: il maxi-progetto punta a 12 milioni di tonnellate annue e fino a 10 miliardi di export e prevede un investimento di 51 miliardi finanziato, in parte,

con project financing. Uno sviluppo coerente con la strategia del gruppo, che negli ultimi anni ha rafforzato il peso del gas e del Gnl nel proprio portafoglio e ora punta a «gestire» il business dal pozzo fino alla nave metaniera.

Argentina Lng prevede infatti di sviluppare l’intera catena del valore: produzione upstream, infrastrutture per il trasporto e il trattamento del gas e, soprattutto, due unità galleggianti di liquefazione con una capacità complessiva di 12 milioni di tonnellate di Gnl all’anno, che saranno poi installate al largo della provincia di Río Negro.

È qui che si concentra l’interesse industriale di Eni. Vaca Muerta possiede risorse enormi, ma il vero salto arriva quando il gas può essere trasformato in Gnl e venduto sui mercati. Una volta liquefatto, il gas può essere caricato sulle navi metaniere e raggiungere Europa, Asia e gli altri grandi importatori. Per Eni il gas continua

a rappresentare un pilastro della crescita internazionale, soprattutto in un mercato nel quale il Gnl sta assumendo un peso crescente nella sicurezza energetica e nella diversificazione degli approvvigionamenti. Un modello interessante perché consente di condividere capitale, rischi e competenze, mantenendo una posizione all’interno di una nuova piattaforma produttiva e commerciale. La partita, quindi, non è soltanto su quanto gas potrà produrre Vaca Muerta, ma su chi riuscirà a costruire la filiera necessaria per portarlo sui mercati mondiali. La domanda di adesione al Rigi assume quindi un’importanza particolare. Un progetto di questa dimensione richiede infatti la certezza di poter contare su un quadro regolatorio stabile nel lungo periodo

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