Oltre mezzo miliardo di perdite in sei mesi. E debiti complessivi a 8,5 miliardi (5,5 concorsuali e 3 correnti). La relazione dei commissari al 30 giugno 2026 che il Giornale ha potuto consultare - fotografa una gestione ancora in forte squilibrio in casa ex Ilva.
Mentre si attende il verdetto della Cassazione sul futuro dell’area a caldo (gli altiforni) del siderurgico tarantino, i conti di Acciaierie d’Italia (ex Ilva) continuano a non tornare, aggravati, come prevedibile, da una produzione ridotta al lumicino, con un solo altoforno in marcia.
Le passività maturate durante la procedura raggiungono 2,1 miliardi. E la liquidità disponibile è 177 milioni, al 30 giugno.
D’altra parte, mantenere in attività gli impianti ha comportato costi che i ricavi non sono stati in grado di coprire, e le prospettive di cessione sono state spostate in là nel tempo aggravando il contesto economico di tutta l’operazione che ora, in attesa del verdetto della Cassazione, riguarda il perimetro limitato dell’area a freddo (laminatoi). A bocce ferme le offerte sono attese entro l’8 novembre.
Tonando ai numeri, la quinta relazione semestrale dei commissari Giovanni Fiori, Giancarlo Quaranta e Davide Tabarelli, firmata il 13 ottobre e relativa al periodo gennaio-giugno 2026, registra per Acciaierie d’Italia una perdita media di circa 92 milioni al mese, poco più di 3 milioni al giorno.
I ricavi da vendite e prestazioni si fermano a 634,6 milioni di euro, cui si aggiungono 382,3 milioni di altri proventi, per un totale di 1,017 miliardi. I costi della produzione raggiungono invece 1,4 miliardi. La voce più consistente è quella dei servizi, pari a 791,1 milioni, seguita dalle materie prime e merci per 415,8 milioni e dal personale per 193,4 milioni.
Il margine operativo lordo è così negativo per 426,6 milioni.
La relazione tratteggia poi attività per 3,75 miliardi e debiti complessivi per 8,4 miliardi: da una parte i debiti concorsuali, corrispondenti ai crediti ammessi nelle udienze di verifica già celebrate, per 5,49 miliardi; dall’altra 2,986 miliardi di debiti correnti e non concorsuali.
Nelle 22 pagine del documento, i commissari precisano che AdI vanta controcrediti verso alcuni degli stessi soggetti per 1,14 miliardi. Di questi, 889,4 milioni sono indicati come prossimi alla compensazione anche contabile: considerando tale operazione, le passività prededucibili maturate durante l’amministrazione straordinaria si attestano a 2,096 miliardi.
I debiti commerciali, al netto delle compensazioni indicate, ammontano a 860,4 milioni. A fronte di queste esposizioni, la liquidità al 30 giugno ammonta a 189,9 milioni, dei quali 13 milioni indisponibili. La quota utilizzabile si ferma quindi a 176,9 milioni.
