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Ilva, torna in campo lo Stato azionista

Si studia la nazionalizzazione parziale, i commissari contattano Arvedi e Qatar Steel

 Ilva, torna in campo lo Stato azionista
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Da un lato Flacks, scelto come partener d'elezione con il bando di gara, e al lavoro sulla sua cordata, dall'altro, una trattativa segreta che potrebbe prendere forma nelle prossime ore. È di nuovo giallo in casa Ilva dove, dopo settimane di silenzio da parte del governo e dei commissari, qualcosa si muove e potrebbe essere comunicato ai sindacati domani dal Mimit. Il condizionale è però d'obbligo perché il ministro Adolfo Urso ha preso le distanze dal dossier dicendo che a «decidere sono in toto i commissari». Cosa attendersi dunque dalla saga del siderurgico di Tarano? Difficile dirlo, ma un piccolo giallo in queste ore starebbe tenendo banco con indiscrezioni che parlano di un progetto segreto da parte dei commissari che starebbero trattando con Arvedi e Qatar Steel per un affidamento parziale della gestione. Al Giornale, anche nelle ultime ore, Arvedi smentisce ogni coinvolgimento, ma le indiscrezioni raccolte parlano con insistenza di un progetto di semi-nazionalizzazione con l'affidamento in parte a un soggetto privato.

Qualsiasi decisione è a questo punto ben accetta alla luce del fatto che il polo siderurgico brucia, ogni mese, circa 80 milioni di risorse pubbliche.

Ed è già abbastanza grave che da mesi non si prendano decisioni, appellandosi a un bando di gara che non si chiude mai e, all'infinito, sposta in avanti un epilogo, qualsiasi esso sia.

Già il 2025 doveva essere l'anno della svolta. Ma nulla è successo di risolutivo. Dopo il commissariamento di Acciaierie d'Italia e l'avvio della procedura di vendita, governo e amministrazione straordinaria puntavano a individuare rapidamente un nuovo proprietario in grado di rilanciare il siderurgico d'Italia, l'ex Ilva. A distanza di mesi, però, la saga dell'acciaio si è impantanata.

Nella prima fase della gara sembravano destinati a contendersi l'acciaieria soprattutto il gruppo azero Baku Steel e l'indiana Jindal Steel. Il governo aveva avviato un confronto privilegiato con il consorzio guidato dagli azeri di Baku, considerati il candidato più vicino al traguardo. Con il passare dei mesi, tuttavia, le trattative si sono complicate a causa delle resistenze degli enti locali e a causa dell'incidente accorso ad uno degli altoforni.

Gli azeri sono evaporati e nel frattempo è emerso un nuovo protagonista: Flacks Group, holding americana specializzata nel rilancio di aziende industriali in difficoltà. La sua offerta è progressivamente diventata il principale punto di riferimento per i commissari ma alla fine, anche Flacks è stato congelato. È ancora in partita, ma deve dimostrare di poterci stare economicamente e industrialmente. Da qui, il progetto emerso negli ultimi giorni di mettere a punto un tavolo tecnico,

una potenziale cordata, per dare vita a un nuovo piano per Taranto che riceva il placet dei commissari. A bordo sono saliti due player d'eccellenza: Danieli e Metinvest. Tutti gli altri stanno a guardare. In gergo tecnico si dice che stanno alla finestra che è anche un modo tutto italiano di non prendere mai posizione. A complicare il quadro, però, il bando di gara aperto che ha permesso che sulla scena si ripresentassero gli indiani di Jindal che si erano eclissati dopo un primo interesse. Anche qui l'offerta non è delle più appetibili: la produzione spostata per buona parte in Oman e un taglio netto dei dipendenti hanno irrigidito il fronte commissariale.

Tutto fermo, dunque, in attesa che qualcosa accada. Cosa esattamente? Per molto tempo è stato silenzio assoluto mentre in fabbrica si moltiplicavano gli incidenti. Una cosa è certa.

Complice anche il bando di gara tutti lavorano in ordine sparso mentre la produzione resta sui minimi, sotto i 2 milioni, e la cassa è in esaurimento: sarebbero sufficienti sino a giugno i 149 milioni arrivati sulla base dell'ultimo decreto convertito in legge a gennaio.

Dramma nel dramma: ieri la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato da Acciaierie d'Italia contro il mancato dissequestro dell'impianto interessato dall'incendio del 7 maggio 2025. Afo 1 resta sequestrato.

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