Una mano ne afferra un’altra per firmare il mutuo della prima casa. Un’altra accompagna un’impresa nei suoi progetti, un’altra ancora contribuisce a finanziare le grandi infrastrutture del Paese. È una vera e propria catena di storie quella con cui Intesa Sanpaolo sceglie di raccontare il proprio contributo all’economia reale e il sostegno ai territori. Il filo conduttore che lega la banca agli effetti concreti che genera sono le persone, protagoniste della nuova campagna istituzionale “A mano a mano”. C’è la studentessa che ha potuto proseguire gli studi grazie al prestito d’onore, c’è l’ingegnere impegnato nella rete elettrica nazionale accanto a chi, in banca, finanzia le grandi opere, c’è il nonno che investe i propri risparmi. Vicende quotidiane che diventano il modo più diretto per spiegare che cosa significhi, nei fatti, fare banca.
I numeri dietro i volti
A ogni storia corrispondono i numeri che quelle stesse persone hanno contribuito a rendere possibili. A cominciare dal sostegno a famiglie e imprese: circa 44 miliardi di euro di finanziamenti erogati nei soli primi sei mesi del 2026, a cui si aggiunge l’assistenza alle microimprese italiane resa possibile dall’accordo con Confcommercio, Federalberghi e Confartigianato. Una banca che guarda avanti anche al proprio interno, con investimenti in tecnologia pari a 6 miliardi di euro dal 2022, un piano di assunzioni che si spinge fino al 2030 nell’ambito del Piano d’Impresa 2026-2029 e programmi di welfare che mettono al centro anche la formazione. Cifre che danno la misura di un ruolo che va ben oltre l’attività creditizia in senso stretto.
Bolle e Graziani, il talento italiano in prima fila
La campagna dà spazio anche all’impegno sociale del gruppo, che passa per la cultura e per lo sport. A raccontarlo sono i volti, e in questo caso soprattutto le mani tese, di due grandi nomi italiani. Roberto Bolle, étoile del Teatro alla Scala, è ritratto nelle sale della Galleria Borghese a Roma. Francesco “Ciccio” Graziani, campione del mondo con la Nazionale nel 1982, compare invece insieme ai ragazzi della società sportiva “Olmoponte Santa Firmina” di Arezzo, progetto sostenuto dalla banca. Due mondi diversi, uniti dalla stessa idea di eccellenza e di vicinanza al territorio.
Lucchini: “Questo siamo noi”
A sintetizzare lo spirito dell’operazione è stato Stefano Lucchini, chief institutional affairs and external communication officer di Intesa Sanpaolo, durante la presentazione. “Il mostrare e non spiegare, il coinvolgere e tenere vicino colleghi, clienti, persone, territori è quanto si vede e questo siamo noi”, ha spiegato. Un messaggio che, nelle intenzioni della banca, va dritto all’identità del gruppo. “La campagna vuole sottolineare il modo di fare banca di Intesa Sanpaolo”, ha aggiunto Lucchini, ricordando che al centro ci sono “il sostegno all’economia reale per imprese, giovani e famiglie, la presenza attiva nel sociale, l’impegno nella cultura”. E ancora: “Per farlo abbiamo coinvolto grandi nomi orgoglio del nostro Paese, che portano il talento italiano nel mondo insieme alle nostre colleghe e colleghi”.
La voce di Mina e la regia dei Castellitto
Coerente con la scelta di “mostrare senza spiegare”, la campagna rinuncia a qualsiasi voce narrante. A guidare il racconto sono le parole di Mina, che reinterpreta “A mano a mano”, il brano scritto nel 1979 da Riccardo Cocciante e Marco Luberti che dà il titolo all’intera operazione. Dietro la macchina da presa ci sono Sergio e Pietro Castellitto, padre e figlio, protagonisti dello spot e per la prima volta insieme alla regia. Un debutto a quattro mani che, non a caso, si inserisce in una campagna costruita proprio sull’idea di passarsi il testimone, mano dopo mano.
