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Aziende

Inwit, i soci studiano l’uscita da Piazza Affari

Ardian e Oak Holdings valutano un’Opa per ritirare la società delle torri dal listino. Sullo sfondo lo scontro con Tim e Fastweb sui contratti e sui costi della rete

Telecom quota le sue torri: in Borsa il 40% di Inwit

Le manovre per il futuro di Inwit si spostano dalle torri a dietro le quinte del mercato finanziario. Gli azionisti di riferimento della principale società italiana di torri per la telefonia mobile stanno, secondo le indiscrezioni di Reuters, organizzando la struttura di finanziamento per un’operazione di delisting da Piazza Affari.

La francese Ardian (proprietaria del 32%) e Oak Holdings 1 (titolare del 39% e società di cui fa parte anche Fastweb) stanno valutando un’offerta di acquisto per rilevare il capitale in mano ai soci di minoranza e ritirare il titolo dal listino milanese, convinti che la Borsa non ne riconosca a pieno il valore.

L’eventuale Opa punta a riorganizzare la società in un momento di incertezza sul valore del titolo. Nell’ultimo anno, infatti, il titolo di Inwit ha registrato un calo di circa il 27%, fermandosi a 6,3 miliardi di euro. A pesare sulle quotazioni non sono soltanto l’andamento dei tassi e le prospettive del settore, ma soprattutto l’inasprirsi delle tensioni contrattuali con i suoi due clienti principali: Tim e Fastweb.

Sono mesi ormai che si respira aria di tensione, da quando a marzo il consiglio di amministrazione di Tim ha deliberato il recesso formale dal Master Service Agreement, ovvero del contratto di utilizzo delle torri di Inwit. Sul tavolo c’è una divergenza sulla scadenza dell’accordo: per Tim il contratto dovrebbe scadere ad agosto 2030 (o persino a marzo 2028, facendo leva sulle clausole legate al cambio di controllo del 2022). Una presa di posizione analoga a quella adottata da Fastweb, che individua la scadenza a marzo 2028 sostenendo un preavviso di recesso di due anni. Di contro, Inwit considera i recessi privi di fondamento giuridico, ribadendo la validità ufficiale delle intese fino al 2038.

Mentre la situazione contrattuale è ancora aperta, sullo sfondo si gioca anche una partita industriale. Da una parte, sia Tim sia Fastweb stanno valutando alternative strategiche per migliorare la gestione della rete e, soprattutto, ridurre i costi per l’utilizzo delle torri. A tal proposito, le due società hanno già siglato un accordo strategico non vincolante per creare una joint venture dedicata proprio alla costruzione e gestione di circa 6mila nuove torri per la telefonia. Dall’altra parte, proprio l’avvio delle pratiche di delisting suggerisce che i soci di controllo intendano mettere al riparo Inwit dalla volatilità di Borsa per poter rinegoziare i termini operativi senza il timore di ripercussioni.

Nonostante i toni accesi e le procedure avviate, lo spazio per un nuovo accordo tra Inwit, Tim e Fastweb c’è ancora: la rinegoziazione dei contratti di hosting, e soprattutto dei prezzi, resta il vero terreno di incontro su cui lavorare.

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