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Aziende

Forum Moneta, la ricetta di Bending Spoons per le aziende

Il modello punta a intervenire sui prodotti, sull’organizzazione e sulla piattaforma tecnologica

Luca Ferrari, CEO di Bending Spoons, nel corso della prima edizione del Forum Economico Moneta, Competere nello scenario globale a Roma, 27 ottobre 2026. ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

Acquisire aziende con un potenziale inespresso e trasformarle in attività più efficienti e redditizie, facendo leva sull’intelligenza artificiale. È la semplice ricetta portata avanti da Luca Ferrari (foto) con la sua Bending Spoons, da quest’estate quotata a Wall Street. Da Evernote a Streamyard, passando per Aol, il modello punta a intervenire sui prodotti, sull’organizzazione e sulla piattaforma tecnologica, con un obiettivo di lungo periodo: massimizzare la redditività. «Non selezioniamo le aziende sulla base di quanto siano sulla cresta dell’onda, ma acquistiamo quelle che pensiamo di poter migliorare», ha spiegato Ferrari, cofondatore e ceo del gruppo, intervenendo alla prima edizione del Forum Moneta, dettagliando i vari passaggi per estrarre valore: «Identifichiamo aziende con un potenziale inespresso in termini di profitti di lungo periodo e cerchiamo di migliorarle, intervenendo sui team, sui talenti, sulla cultura aziendale e sulla tecnologia sottostante. Cerchiamo inoltre di migliorare il prodotto aggiungendo nuove funzionalità». Intervistato dal vicedirettore del Giornale, Nicola Porro, il numero uno di Bending Spoons non vede limiti al potenziale di innovazione di robotica e intelligenza artificiale, che potrebbero rivelarsi «la trasformazione tecnologica più significativa della storia dell’umanità».

Sulle potenzialità dell’AI per le aziende si è soffermata Silvia Candiani, corporate vice president, telco & media di Microsoft, ritenendola a tutti gli effetti «una leva di costruzione valore molto importante, per aumentare la produttività; le aziende che la utilizzano vedono un ritorno dell’investimento di cinque volte». In Italia l’adozione dell’AI al 30%, uguale a quella negli Stati Uniti, ma tra le aziende tricolori la percentuale è ferma al 16%, complice il ritardo delle Pmi nella sua adozione.