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Leonardo Maria Del Vecchio: “Combatto perché venga rispettato testamento mio padre”

Il numero uno di LMDV Capital ricostruisce la trattativa per le quote Delfin: “Ho provato tre volte, non me l’hanno fatto fare”. E la holding fa chiarezza sui conti: “Debito personale e societario sono distinti, nessuna posizione scaduta”

Leonardo Maria Del Vecchio torna sulla partita per il controllo di Delfin e sulla trattativa, mai arrivata a conclusione, per l’acquisto delle quote degli altri azionisti. Lo fa in un’intervista a Chi, nella quale ricostruisce anche il rapporto con il testamento del padre e le ragioni che lo hanno portato a lasciare gli incarichi in EssilorLuxottica.

“Per anni ho combattuto affinché fosse rispettato il testamento di mio padre, che prevedeva diverse fasi, l’ultima delle quali era proprio l’opportunità di comprare quote di altri azionisti per avere una direzione unitaria e senza scontri”, afferma Del Vecchio, oggi a capo di Lmdv Capital e socio di Delfin.

Il manager torna quindi sui tentativi di arrivare a un accordo per rilevare le partecipazioni: “Mi sarei esposto finanziariamente e ho provato a chiudere la trattativa per tre volte, e per tre volte non ci sono riuscito. Non me l’hanno fatto fare. Dopo quattro anni posso dire di aver mantenuto la promessa che ho fatto a mio padre. Perché più di così, più di indebitarmi per 10 miliardi, non potevo fare. E ci avrebbero guadagnato tutti in ogni caso”. Una promessa che, racconta ancora Del Vecchio, riguardava anzitutto il futuro del gruppo: “Gli dissi che avrei messo davanti il bene dell’azienda, anche se questo avesse voluto dire sacrificare la mia vita professionale e personale”.

Nell’intervista trova spazio anche l’uscita dagli incarichi in EssilorLuxottica. “L’azienda ha sempre creduto in me e continua a credere in me, sono andato via perché non posso essere a capo di strategie che non condivido”, le sue parole: “L’ho fatto perché nella mia visione il cuore è Agordo, le persone, le generazioni, lì ho visto nascere il successo. E, quando tante persone sono così unite, è perché condividono una visione. Non è solo per i soldi, ma per il senso di appartenenza. Quando viene a mancare, diventiamo un’azienda come le altre”.

Sul fronte Delfin, intanto, resta aperta la partita con Luca e Paola Del Vecchio. Secondo quanto riferito dal Corriere, i due sarebbero pronti a far valere quanto previsto dagli accordi dopo il mancato perfezionamento della vendita delle loro quote al fratello Leonardo Maria. I legali avrebbero predisposto una lettera per chiedere a LMDV Capital di rispettare il contratto e versare 250 milioni ciascuno ai due venditori.

Un altro passaggio è atteso per il 22 settembre, quando il giudice lussemburghese dovrà pronunciarsi sulla richiesta di Delfin di prorogare di altri sei mesi i termini per la prelazione sulle quote di Leonardo Maria e Clemente Del Vecchio e di Rocco Basilico. I tre avevano chiesto di trasferire le rispettive partecipazioni del 12,5% in veicoli societari personali, come già avvenuto per Luca e Paola.

Sulle quote di questi ultimi Leonardo Maria aveva esercitato la prelazione, sottoscrivendo un accordo per l’acquisto sulla base di una valutazione complessiva di Delfin pari a 10 miliardi. L’operazione non è però arrivata al closing. Il contratto prevedeva una penale complessiva di 500 milioni in caso di mancato perfezionamento e non conteneva una clausola che subordinasse l’acquisto all’ottenimento del finanziamento. Tra le ipotesi viene indicata anche la possibilità di un arbitrato per tentare una ricomposizione, mentre uno dei terreni di confronto potrebbe essere quello della governance e di una modifica dello statuto.

Parallelamente, LMDV Capital è intervenuta sulle ricostruzioni circolate nelle ultime settimane sull’indebitamento di Leonardo Maria Del Vecchio e del family office, distinguendo nettamente tra esposizione personale e debito societario. “Il debito personale e il debito societario sono grandezze diverse, si misurano su basi diverse e non sono sommabili. Da questa confusione dipende gran parte delle ricostruzioni circolate. Sul piano personale, Leonardo Maria Del Vecchio dispone di affidamenti nell’ordine di 500 milioni presso primari istituti bancari, secondo un assetto già noto e invariato nel tempo”, afferma la holding.

Sul piano societario, precisa LMDV Capital, i finanziamenti vengono invece contratti dalle singole società operative sulla base dei rispettivi attivi e della capacità di servizio del debito. La holding dispone, tra l’altro, di un finanziamento concesso da CA Indosuez e assistito dal proprio portafoglio di investimenti. “Le cifre circolate nascono dalla somma indistinta di queste due sfere, a cui si aggiungono voci che debito non sono. Vale comunque osservare che, anche sommando all’esposizione personale la linea di credito di LMDV Capital e le posizioni assistite da beni reali, il totale è pari a 950 milioni“.

La società contesta inoltre l’inclusione tra i debiti dei crediti di firma e degli apporti dei co-investitori nelle società partecipate. “I crediti di firma sono garanzie rilasciate da banche o intermediari finanziari, non provvista erogata: includerli nell’indebitamento non è una diversa interpretazione dei dati, è un errore tecnico”. Sul fronte dei pagamenti, LMDV Capital sottolinea infine che “Alla data odierna non risulta alcuna posizione scaduta e non onorata, sia nel perimetro personale che in quello societario”. E aggiunge: “Tutte le obbligazioni – prosegue – sono state adempiute alle scadenze contrattuali”.

La holding stima inoltre il patrimonio personale di Leonardo Maria Del Vecchio in circa 6 miliardi e precisa che gli affidamenti personali da 500 milioni rappresentano meno del 10% di tale valore. “Sul piano personale – viene aggiunto – si tratta invece di lombardizzazione: si ottiene liquidità dando in garanzia titoli già posseduti, senza venderli. È patrimonio reso liquido, non un debito da ripagare con redditi futuri. Il debito delle società operative, infine, si valuta sui loro bilanci e flussi: non è debito personale e non vi si può ricondurre”.

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