In un mercato del lusso che lo scorso anno ha visto vacillare certezze, il gruppo Moncler ha chiuso l'esercizio con ricavi consolidati per 3,13 miliardi, in crescita del 3% a cambi costanti (+1% a cambi correnti). «In un contesto complesso - ha sottolineato ieri il presidente e ceo Remo Ruffini - il nostro gruppo ha registrato una solida performance» e messo a segno «una forte accelerazione nel quarto trimestre per entrambi i brand». Insomma, non ci sono i balzi a doppia cifra degli anni d'oro, ma in un'epoca di profit warning a catena per i big della moda, la costanza di Moncler è di per sè una notizia. Non solo i numeri superano le stime degli analisti. Sotto la superficie di un bilancio solido, si scorgono inoltre le nuove gerarchie del desiderio dei consumatori. Moncler, il brand capofila, perde infatti un po' del suo dinamismo di fronte al fratello minore Stone Island. Mentre il marchio principale si attesta su una crescita timida pur fatturando 2,7 miliardi, Stone Island segna un'accelerazione del 4% a 411,2 milioni, con un quarto trimestre che ha visto il canale diretto correre del 16 per cento. È un segnale preciso: il consumatore oggi, più giovane e attento al budget, inizia a spostare le proprie preferenze verso un lusso più tecnico e meno formale, premiando il brand più economico e street del portafoglio Ruffini. Insomma, Stone Island non è più solo un esperimento di diversificazione, ma diventa un nuovo motore di crescita del gruppo in un momento di stasi del core business.
Se la cassa netta brilla con un tesoretto da 1,45 miliardi, a dare qualche preoccupazione agli analisti è la tenuta dei margini. L'Ebit (margine operativo netto) si è fermato a 913 milioni, con un margine del 29,2%: un dato ancora decisamente buono per il settore della moda, ma che mostra i segni di una pressione sui costi che non risparmia nessuno. Inoltre l'utile netto del gruppo è leggermente sceso a 626,7 milioni dai 639,6 milioni nel 2024 principalmente per effetto di maggiori oneri finanziari netti: 26,2 milioni nel 2025 contro i 6,5 milioni dell'anno precedente. Il dividendo proposto si attesta a 1,4 euro ad azione (era stato 1,3 euro lo scorso anno) per un totale stimato di 380 milioni e un pay out che arriva al 61 percento.
Sono però innegabili le ombre sulla rete distributiva, che soffre in entrambi i brand (Moncler -6%, Stone Island -12%), complice una selezione qualitativa dei punti vendita sempre più rigida e di una sofferenza diffusa dei multimarca. La scommessa di Ruffini è chiara: puntare tutto sul controllo diretto e sulla resilienza del marchio.
All'inizio di aprile il gruppo avrà come
nuovo ad Leo Rongone, ma Ruffini non fa alcun passo indietro: «Non mi sto facendo da parte. Sarò presidente esecutivo, continuando a guidare la nostra direzione creativa», ha detto l'imprenditore a chi domandava chiarimenti.