Torna ad accendersi il livello dello scontro tra Webuild e Icop su Trevi. Il gruppo friulano ha presentato un esposto alla Consob dopo aver esaminato le comunicazioni diffuse da Webuild il 2 e 3 ottobre e la campagna pubblicitaria apparsa sui alcuni quotidiani nazionali nell’ambito dell’offerta concorrente sulla società di Cesena. Icop, guidata da Piero Petrucco (in foto) si riserva inoltre «ogni ulteriore iniziativa nelle sedi competenti» a tutela della propria reputazione, della propria immagine e degli interessi della società, dei suoi azionisti e del mercato. Nel mirino c’è soprattutto il modo in cui Webuild ha rappresentato l’Ops avversaria. Secondo Icop, le comunicazioni di Webuild presenterebbero «profili di criticità in termini di correttezza, completezza e trasparenza dell’informazione al mercato». Il punto più contestato riguarda la valorizzazione dell’offerta Icop: il valore implicito dell’offerta, sostiene la società, non è quello espresso da Webuild ma è pari a 5,165 euro per azione Trevi, valore ottenuto applicando il rapporto di concambio di 0,165 azioni Icop per ogni azione Trevi al prezzo ufficiale «undisturbed» di Icop del 26 giugno 2026.
Per Icop, dunque, i 3,40 euro indicati da Webuild non rappresentano il controvalore dell’Ops, ma il risultato di una elaborazione effettuata dalla stessa concorrente mettendo insieme grandezze ricavate dagli esercizi valutativi degli advisor di Trevi, elaborati però per finalità differenti. L’esposto alla Consob non si limita tuttavia al tema del prezzo. Icop contesta diversi aspetti compreso il modo in cui Webuild avrebbe rappresentato altri elementi relativi alla liquidità del titolo, ai multipli di valutazione, all’indebitamento e al piano industriale. Secondo la società, sarebbero stati enfatizzati gli aspetti negativi, omettendo elementi necessari.
Sul tavolo resta infine anche il tema del rilancio dell’Ops di Icop, sul quale Webuild ha a sua volta presentato un esposto in Consob. Icop respinge tutte le contestazioni sollevate.
