Primo semestre in crescita per Acea. I conti al 30 giugno si sono chiusi con un utile su del 100,5% a 454,5 milioni, sostenuto dalla vendita di Acea Energia per 268,5 milioni. Bene anche l’utile ricorrente, che è di 176 milioni (+16%) trascinato soprattutto dal comparto acqua, che si conferma business trainante. Un incremento del 4% è stato registrato anche nel margine operativo lordo ricorrente, che ha toccato quota 719 milioni, mentre l’ebitda consolidato è sceso di 1,9 punti percentuali a 721 milioni. I ricavi sono saliti del 2% a 1,5 miliardi, con il sostanziale contributo delle attività regolate (1,2 miliardi). «I risultati confermano la solidità del nostro percorso di crescita e una performance economico-finanziaria in linea con gli obiettivi», ha commentato l’ad Fabrizio Palermo (in foto) ribadendo le stime per il 2026. «Il business dell’acqua continua a confermarsi il principale driver di crescita di Acea, con risultati solidi che evidenziano un ebitda organico in aumento dell’8% anno su anno, trainato principalmente dalla crescita tariffaria», sottolinea la cfo Valentina Bracaglia. «Parallelamente - aggiunge -, abbiamo mantenuto un elevato livello di investimenti, pari a 379 milioni, che sono sostanzialmente in linea con il valore del primo semestre del 2025».
Nel corso della conference call con gli investitori è emerso anche il tema del business plan. «Ci stiamo lavorando e ovviamente continueremo a farlo nei prossimi mesi», assicura il co-general manager di Acea, Pier Francesco Ragni. Mettendo in luce che la società aspetta ancora «alcune evidenze, non ultime quelle sulle concessioni delle reti. Una data ancora non c’è, ma prevediamo tra fine anno e l’inizio del prossimo».
Il prossimo appuntamento è fissato dopo la pausa estiva, quando il cda ha deciso di convocare l’assemblea straordinaria e ordinaria degli azionisti per il 7 e 8 settembre prossimi, in prima e seconda convocazione per portare il numero dei componenti del consiglio da 13 a 14. Nel corso della call, il gruppo ha fatto appello all’Arera in modo che «metta in condizione gli operatori di avere uno schema regolatorio che incentivi l’aumento ulteriore degli investimenti nell’idro».
