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Aziende

Per l’ex-Ilva spunta un gruppo ceco

Ce Industries in corsa insieme a Jindal e alla cordata italiana. Il ministro Urso: “Certo che avremo successo”

 Ilva, torna in campo lo Stato azionista

Nella gara per l’ex Ilva di Taranto spuntano i cechi di Ce Industries. Ad annunciare la novità, pur senza esplicito riferimento al nome, è stato il ministro delle imprese Adolfo Urso intervenendo ieri al Meeting di Cl a Rimini: «Dobbiamo salvare l’Ilva e soprattutto evitare che sia una bomba sociale e produttiva per il territorio. Siamo al lavoro, lo è innanzitutto Palazzo Chigi, io contribuisco con gli altri ministri e sono certo che il tentativo avrà successo. In gara, si è presentato un quarto soggetto europeo» ha detto il ministro. In realtà, ora non si tratta di una partita a quattro, ma a tre. Come anticipato ieri dal Giornale, il gruppo Usa Flacks intende infatti sfilarsi dalla gara per il siderurgico per concentrarsi su una offerta che riguarda gli immobili.

Il nuovo gruppo che ha messo gli occhi su Taranto in parallelo agli indiani di Jindal e alla cordata di 14 player italiani è una realtà medio-grande della Repubblica Ceca con un fatturato che sfiora il miliardo e con 3mila dipendenti. Sviluppa e gestisce aziende (32) nei settori dei trasporti ferroviari, del riciclaggio, dell’ingegneria e dell’energia. Il gruppo di Jaroslav Strnad, che è anche ad, produce e ripara vagoni merci e offre servizi logistici e di manutenzione. Trasforma i rifiuti industriali e urbani in risorse riutilizzabili. Fornisce tecnologie e soluzioni per il settore energetico e industriale. Opera principalmente in Europa centrale, Europa meridionale e Nord America.

Intanto ieri i sindacati sono tornati in pressing con la campagna «riprendiamoci il futuro» chiedendo la continuità occupazionale per l’ex Ilva attraverso un intervento pubblico, una clausola sociale per garantire i lavoratori dell’appalto e l’apertura di una «Vertenza Taranto» sul futuro dell’intero territorio ionico. «La crisi dell’ex Ilva si è determinata per la mancanza di scelte coraggiose di tutti i governi che si sono succeduti negli anni», sostengono Fim, Fiom, Uilm e Usb in attesa della convocazione del tavolo i primi di settembre. Le prossime settimane saranno cruciali per entrare nel merito delle offerte per l’area a freddo. L’area a caldo, come disposto dal tribunale, chiuderà il 28 ottobre. Sul fronte italiano, tra gli altri, sono in campo nella cordata Federacciai società come Marcegaglia, primo gruppo siderurgico italiano per fatturato, con 6,8 miliardi di fatturato nel 2025, e Arvedi che ha chiuso il 2025 a 5,5 miliardi.

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