L'asse tra Roma è Pechino si sposta in tribunale e. Al centro della contesa c'è di nuovo Pirelli. I soci cinesi del gruppo della Bicocca, ovvero China National Tire & Rubber Corporation (Cnrc) e Marco Polo International Italy, le braccia operative del colosso statale Sinochem, hanno depositato ieri due ricorsi distinti (ma identici) al Tar del Lazio. L'obiettivo è chiaro: azzerare il decreto del Consiglio dei ministri del 10 aprile scorso, con cui il governo ha blindato l'azienda, considerata strategica sul piano industriale e tecnologico, attraverso lo scudo del Golden Power. Per Sinochem, che controlla il 34,1% delle quote, quel provvedimento è visto solo come un freno. Le prescrizioni imposte da Palazzo Chigi colpiscono al cuore la governance, riducendo la rappresentanza cinese nel consiglio di amministrazione a soli 3 membri su 18 e ponendo paletti severissimi su nodi nevralgici come il trasferimento tecnologico e l'accesso ai dati sensibili. Da qui la decisione di sfidare formalmente la Presidenza del Consiglio e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, notificando i ricorsi il 7 giugno.
La reazione del quartier generale di Pirelli, arrivata nella prima mattina di ieri, punta invece a blindare la stabilità operativa ed evitare scossoni sul mercato. Dalla Bicocca fanno sapere che la mossa legale «non incide sul regolare svolgimento dell'assemblea degli azionisti in programma il prossimo 25 giugno». I tempi per il rinnovo del consiglio di amministrazione restano dunque invariati e le liste dei candidati, già depositate nel rispetto dei paletti governativi, seguiranno l'iter previsto. Tuttavia, l'azienda non intende restare a guardare la sfida tra i suoi azionisti di maggioranza e lo Stato.
Pirelli ha già annunciato che si riserva di «intervenire nel giudizio a tutela della propria posizione giuridica ed economica nell'interesse della società stessa e di tutti i suoi azionisti e, ove occorra, dinanzi a tutte le competenti autorità giurisdizionali». Una mossa necessaria per difendere gli interessi dei soci a fronte di un braccio di ferro che, nato per arginare l'influenza geopolitica di Pechino, non sembra finirà a breve.