Le prove sull’amianto all’ex Ilva vanno rivalutate. Si apre uno spiraglio sulle decisioni tombali della Corte d’Appello di Milano che hanno sancito la chiusura dell’area a caldo del siderurgico di Taranto. A riaccendere la speranza è il parere di 23 pagine del procuratore generale presso la Corte di Cassazione, depositato ieri in vista dell’udienza del 20 ottobre davanti alle Sezioni Unite della Suprema Corte.
Il parere non è vincolante per i giudici, ma introduce alcuni elementi di novità rispetto al percorso seguito finora. Il procuratore generale propone infatti l’accoglimento di alcuni dei motivi contenuti nei ricorsi straordinari di Ilva e Acciaierie d’Italia. Si tratta di una posizione in parte diversa da quella espressa nei precedenti passaggi giudiziari e che dimostra in quale cortocircuito giudiziario sia finita l’ex Ilva. La Procura generale presso la Corte d’Appello di Milano si era infatti sempre pronunciata in senso contrario alle istanze di Acciaierie. Ora, invece, la Procura generale della Cassazione propone una lettura opposta, in particolare sull’amianto. Nelle precedenti decisioni, la presenza di amianto nei cowpers - impianti utilizzati per preriscaldare l’aria destinata agli altiforni - era tra gli elementi fondanti di un effettivo rischio per la salute. Il riferimento all’amianto era stato inserito nel quadro più generale delle motivazioni con cui i giudici milanesi avevano ribadito la necessità di privilegiare la tutela della salute rispetto alle esigenze produttive.
La Procura generale della Cassazione osserva, invece, che l’amianto è presente nei cowpers, ma senza che si realizzi un pericolo di dispersione delle fibre. Da qui la richiesta alla Suprema Corte di rivalutare il quadro probatorio relativo a questo specifico aspetto.
Un passaggio di enorme portata per la Cassazione e la sua futura decisione. Secondo il Pm, la Corte ha trasformato la disciplina sull’amianto in un obbligo di rimozione totale che la legge non prevede e, soprattutto, ha deciso sulle polveri sottili senza confrontarsi adeguatamente con il nuovo studio VIS (valutazione di impatto sanitario) e con il parere favorevole dell’ISS (Istituto superiore Sanità).
La critica riguarda dunque il metodo con cui la Corte d’appello ha accertato il rischio e ha costruito il verdetto. Per Taranto si apre ora una speranza: dalla decisione della Cassazione del 20 ottobre potrebbero dipendere sviluppi rilevanti sul futuro dell’area a caldo.
Intanto l’associazione dei cittadini tarantini è tornata all’attacco con un contro ricorso alla Cassazione per ribadire la posizione sull’amianto.
Dopo un breve vertice dei ministri, il Governo ha nel frattempo convocato per domani i sindacati a Palazzo Chigi. Sul tavolo il tema occupazionale. Le risultanze del confronto potrebbero andare già il 13 ottobre in cdm con un decreto legge ad hoc.
