Le città sono tristemente ostaggio delle baby gang ed, in particolare, ormai si sono consolidate le sottoculture dei maranza, che da gruppi accomunati da uno stile estetico, si sono caratterizzati più che altro per un asset comportamentale, la violenza, che terrorizza oramai tutti i centri urbani costringendo i cittadini a cambiare stile di vita, scegliere se andare o meno al ristorante, se prendere o meno la metropolitana, un treno, se accettare o meno un lavoro. Per questo motivo sono allo studio del Governo decreti che possano porre un argine a questo fenomeno.
L'aspetto singolare di questi gruppi criminali è la pubblicità delle proprie azioni, tramite social, al solo fine di sfidare lo Stato. In sintesi, quest'oggi, sta accadendo quello che negli Stati Uniti si sta già verificando da oltre un trentennio, con la contrapposizione delle bande dell'Est e della West Coast. Esiste un problema giuridico e procedurale che manda in tilt il sistema, che investe necessariamente le Forze di Polizia in primo luogo ed in seconda battuta il Pubblico Ministero. Sto parlando dell'espulsione e del rimpatrio dei soggetti, perché esiste un problema non ancora risolto, di poteri e situazioni giuridiche che si interfacciano. Il meccanismo si inceppa su un passaggio tecnico, il nulla osta dell'autorità giudiziaria per il rimpatrio.
Ad oggi, allorquando un cittadino straniero è sottoposto a procedimento penale, l'espulsione non può avvenire senza l'autorizzazione del pm, al fine di garantire che l'indagato rimanga a disposizione della giustizia per l'accertamento dei fatti o per scontare una pena. In questo momento abbiamo due esigenze diametralmente contrapposte, l'esigenza di sicurezza immediata e dunque anche della relativa sicurezza percepita, che spingerebbe per l'allontanamento immediato di soggetti socialmente pericolosi, e dall'altro lato, l'obbligatorietà dell'azione penale e il diritto alla difesa che impongono che il processo faccia il suo corso. Non concedere il nulla osta significa, di fatto, che il soggetto interessato permanga nel territorio in attesa di un processo che potrebbe arrivare dopo anni, al contempo con un provvedimento amministrativo ineseguito, ma che comunque ha rappresentato uno sforzo per le Forze di Polizia e che nella cittadinanza, inconsapevole dell'impasse procedurale, genera un senso di sfiducia in uno Stato che è percepito come inattivo. Quindi, come è facilmente comprensibile, si tratta di un rimpatrio teorico che non può essere eseguito.
Le Forze di Polizia interessate prima di eseguire un rimpatrio devono svolgere un lavoro lungo che spesso alla fine si rivela essere inutile, perché dovranno verificare quali e quanti procedimenti siano incardinati, quasi sempre in numerosi uffici giudiziari d'Italia, vedere se tutti i pubblici ministeri interessati diano il nulla osta o meno, sempre ammesso che lo stesso sia concedibile. Nei confronti dei soggetti che hanno a carico tanti procedimenti non è certamente agevole tale incombenza e si rischia che nel lasso temporale di verifica gli stessi abbiano commesso ulteriori reati e così si riinizia il giro dei palazzi. Le soluzioni applicabili ci potrebbero essere.
Per i reati commessi da appartenenti a queste gang, la via del giudizio direttissimo deve diventare la prassi, abbreviando i tempi in cui il nulla osta rimane pendente. La sigla di protocolli procedurali di intesa sono fondamentali, dunque intensificare la collaborazione tra Procure e Prefetture. Il nulla osta non dovrebbe essere un diniego automatico, ma il risultato di un bilanciamento caso per caso tra la gravità del reato e la pericolosità sociale del soggetto. Si potrebbe valutare anche di prevedere normativamente delle ipotesi tassative in cui si enumerino, in virtù delle tipologie di reato, le concessioni automatiche dei nullaosta, accertando che il soggetto elegga contestualmente domicilio presso Legale di fiducia o d'ufficio, dando legalmente per assodato il nesso fiduciario stabile, di modo tale che, ad ogni modo, il procedimento penale possa proseguire e al contempo si possa realizzare l'espulsione.
Altrimenti, nell'attuale asset, nonostante le Forze di Polizia abbiano eseguito la loro attività, si sia attivata la procedura del rimpatrio, lo stesso non possa essere eseguito e quindi quello che è il potere del Questore è fattivamente congelato dal potere giudiziario. Quindi serve un lavoro concettuale che metta a sistema gli interessi sociali con quelli della giustizia.* pm della Procura di Santa Maria Capua Vetere