"Se non partiamo dalla base, non possiamo risolvere i problemi. Sono convinta che la riforma della giustizia interviene anche su materie come immigrazione e sicurezza". Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ospite di "Fuori dal coro" su Rete4. La premier ha ricordato che questi due temi viaggiano su tre livelli: le leggi "messe a disposizione" anche dal governo, il lavoro delle forze dell'ordine e la "magistratura che faccia rispettare le leggi".
"Se uno dei tre livelli non funziona - ha aggiunto - il meccanismo si inceppa e io conosco moltissimi casi nei quali il meccanismo si è inceppato". Meloni ha citato le "devastazioni dei centri sociali a Roma e a Torino", dove "non c'è stato nessun seguito giudiziario" e "addirittura i giudici hanno annullato il Daspo fatto agli antagonisti". Sulla seconda materia, ha aggiunto: "non devo ricordare le continue interpretazioni forzate delle norme per impedirci di governare il fenomeno dell'immigrazione".
L'appello ai cittadini
Poi l'appello ai cittadini: "In 80 anni la giustizia è l'unico potere fondamentale dello Stato che noi non siamo mai riusciti a riformare in modo sostanziale. Se noi non prendiamo questa occasione, non ne avremo altre e temo che le decisioni alle quali assisteremo potrebbero essere ancora più surreali di quelle che a volte abbiamo visto finora. Se vogliamo far camminare questa nazione noi dobbiamo avere il coraggio di modernizzarla, di cambiare quello che non funziona, di metterla al passo con i tempi. Qui ci si sbraccia contro la separazione delle carriere che c'è in 22 Stati europei. Si dice che vogliamo un sistema illiberale, ma gli altri 22 Paesi europei sono tutti illiberali oppure è l'Italia che è rimasta indietro? Ecco io non voglio vedere questa nazione rimanere indietro, io voglio che corra e davvero ce la sto mettendo tutta. Però stavolta serve l'aiuto dei cittadini: 5 minuti tra domenica 22 e lunedì 23 per andare a mettere una croce sul sì. Perché non posso diciamo non posso fare tutto senza l'aiuto dei cittadini, stavolta serve il contributo dei cittadini se vogliamo modernizzare questa nazione".
La staffilata alla sinistra
Poi l'attacco alle opposizioni: "Non voglio fare polemiche, però mi chiedo se davvero sia questo il momento nel quale la priorità è fare propaganda spicciola, come vedo fare in giorni che sono chiaramente difficili, difficili per tutti. Io credo che il mio compito sia quello di fare quello che penso sia meglio per i nostri interessi nazionali e quello che ho fatto dall'inizio del mio mandato e quello che continuerò a fare. Chiaramente qualcuno troverà sempre qualcosa che non va in quello che faccio, ma ciò non toglie che faccio quello che faccio".
Sulla guerra in Medio Oriente è chiaro che bisogna "impedire" che "la speculazione faccia esplodere i prezzi" ed è "un'altra delle nostre priorità. L'autorità dell'energia ha attivato una task force. Credo che già domani avremo i primi report per monitorare il prezzo dell'energia, soprattutto quello sul gas. Il ministro Urso ha messo al lavoro quello che noi chiamiamo Mister prezzi, cioè il sistema di monitoraggio che viene attivato per verificare che non ci siano aumenti ingiustificati dei prezzi, in particolare sulla benzina, sui generi alimentari" e "siamo determinati a combattere la speculazione".
E ancora: "Siamo determinati a combattere la speculazione e approfitto per ribadire che consiglio a tutti prudenza perché io non escludo, quando dovessimo avere evidenza di atteggiamenti che sono speculativi, neanche di aumentare le tasse alle aziende che ne fossero responsabili e rimettere i soldi sulle bollette in particolare".
Il punto sul Medio Oriente
Il presidente del Consiglio poi ha aggiunto in riferimento alle parole del ministro della Difesa Guido Crosetto che ha detto che quello Usa-Israele è un intervento fuori dal diritto internazionale che "condivido quello che ha detto il ministro, noi dobbiamo fare i conti con un quadro nel quale sono oggettivamente saltate le regole del diritto internazionale". Infine, la Meloni ha spiegato: "La guerra ovviamente non piace a nessuno, nessuno sottovaluta i rischi e le difficoltà che ne seguono, però neanche l'alternativa è rassicurante.
Che è la ragione per cui noi ci siamo spesi moltissimo per arrivare a un accordo sul nucleare iraniano, cioè per avere certezza che l'Iran rinuncia all'atomica, che però sono falliti. E quindi adesso secondo me, la priorità è capire se ci siano i margini per riprendere quei negoziati. E se ci fossero, ovviamente l'Italia intende lavorare su questo, cioè al ritorno della diplomazia".