Leggi il settimanale

Quelli che l’ovale

La vittoria dell’Italia sull’Inghilterra dopo anni di batoste e sofferenze e la giornata particolare del rugby. Che, detto senza la solita retorica, ha dato una lezione al calcio

Quelli che l’ovale
00:00 00:00

Voi non sapete amici del calcio quello che noi dell’ovale abbiamo vissuto sabato. Voi che siete persi tra Var, rigori non dati, Marotteleague e qualsiasi altra cosa giustifichi il fatto che la vostra squadra ha perso. Solo che poi la vostra vince anche, per cui tutto si rovescia. Per noi invece è stato sempre diverso: fino a sabato avevamo perso ogni volta quella partita lì, e non c'è mai stato nulla da dire.

E allora vi spiego quel che è successo sabato, se per caso non l’avete sentito: Italia contro Inghilterra, la sfida che secondo tutti i pronostici non avremmo avuto dovuto vincere mai nella vita, almeno la nostra. E infatti la stavamo perdendo, per la trentatreesima volta: sotto di 8 punti e con un giocatore in meno per 10 minuti. Ma il Dio del rugby (perché esiste anche un Dio che gioca con la palla ovale, sappiatelo) a quel punto ha deciso che meritavamo un premio dopo 35 anni di inutili tentativi, di partite a testa alta finite a testa basta, di sberleffi da parte dei tabloid sul fatto che dovevamo tornare da dove eravamo venuti. E avevano ragione in parte, ma sapete che soddisfazione adesso.

E allora: anche l’Inghilterra perde un uomo per un’ammonizione, poi ne perde pure un altro, il capitano addirittura. Voi del calcio avreste già montato un complotto, noi non abbiamo fatto un plissè, neppure gli ovali inglesi che si sono inchinati dalla decisione dell’arbitro senza dire nulla. Il rugby è fatto così: la volata di Menoncello e la meta di Marin hanno fatto poi giustizia di anni di sofferenze. Abbiamo vinto la partita impossibile, contro i Fondatori.

Ma è quello che è successo dopo che ha fatto ancor più la differenza: gli italiani in festa che applaudono gli sconfitti, gli inglesi abbattuti per aver fatto la storia al contrario che comunque ricambiano, il loro capitano che va in Tv a dire che gli avversari hanno meritato e che la colpa non è certo dell’allenatore, ma solo di quelli che erano in campo. Quqlli che l’ovale è una questione di educazione alla vita. E il giorno dopo i tabloid, e non solo loro, che processano la loro nazionale partendo però da un punto fisso: l’Italia è stata migliore.

Cari amici del calcio, chissà se noi dell’ovale vivremo un’altra giornata

così (ci manca da battere gli All Blacks, che volete che sia a questo punto…). Però ve lo diciamo: per un giorno ci siamo sentiti come quando si vince un mondiale di calcio. Provateci voi, adesso. Quantomeno a qualificarvi.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica