Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 18:20
Sport

«Baggio e Guardiola? Che follia...»

«È ora di fare il grande salto, basta con questa B, figlia e retaggio del campionato più irregolare del calcio italiano. La città non la merita. Allora, il commissario Rossi, che ha dimostrato di sapere poco di calcio e forse anche di diritto, ha tolto due scudetti alla Juventus, ne ha regalato uno all’Inter, ma non s’è ricordato del Brescia retrocesso sul filo di lana. A distanza di mesi hanno ripescato il Messina, si può?».

Caro Corioni, riuscirà mai a dimenticare quell’annata maledetta?

«Impresa impossibile. È ancora vivo il ricordo dell’ultima giornata giocata a Firenze: ci bastava un pareggio per salvarci e condannare alla retrocessione la squadra viola, ne uscimmo sconfitti come tutti volevano e speravano. A cose fatte venimmo a sapere che il campionato era truccato. Nessuno mosse un dito per tutelare i diritti sacrosanti del Brescia».

Adesso però è in testa al campionato, una sorpresa?

«Ma vogliamo scherzare? Siamo i migliori della B con il Torino, che ha perso a casa nostra. E siamo più forti delle altre pretendenti alla promozione come il Lecce, la Reggina, l’Empoli e l’outsider di turno. Abbiamo le carte in regola per andare subito in A scansando i playoff che ci hanno voltato le spalle in ben tre occasioni».

Quali sono i vostri punti di forza?

«Il Brescia è competitivo in ogni reparto. Mi spiace solo aver lasciato andare il portiere Viviano che era in comproprietà con l’Inter. E l’Inter voleva farlo giocare in A. Non potevo prendermi il lusso di prestarlo a costo zero. Ma Arcari, il sostituto, ha già dimostrato il suo valore. L’attacco è di valore assoluto con Caracciolo, Flachi e Possanzini che ci invidiano almeno 10 squadre di A».

Dicono che straveda per due giovani...

«Il centrocampista Salamon e l’attaccante Varga, di solito ci prendo, a breve si parlerà di loro».

È soddisfatto di Cavasin?

«Mi piace, è un gran lavoratore, una persona seria, qualche volta manca di fantasia. Va bene così».

Com’è arrivato a Flachi?

«Di lui mi hanno parlato benissimo alcune persone fuori dal calcio. Avevano ragione. Ho conosciuto un ragazzo pulito, desideroso di fare bene nel calcio e fuori dal calcio. Ha sbagliato, vuole riscattarsi».

Cosa significa giocare per 5 anni in B?

«Un inferno. Se coltivi forti ambizioni e vuoi fare un campionato di testa, vai sotto di 8-10 milioni a stagione. Un bagno di sangue, per fortuna mitigato a Brescia dallo splendido lavoro del settore giovanile. In A invece fai il signore».

In soldoni quanta differenza?

«Fra i due campionati c’è un gap di almeno 35 milioni, dovuti ai diritti televisivi che premiano solo i club della massima serie. Agli altri restano le briciole. La A è un paradiso, basta guardare i bilanci delle società medio-piccole, tutti in pareggio se non in attivo».

Si stava meglio in passato?

«Ma certo. Un tempo i proventi della tv erano oggettivi, divisi equamente fra le due serie. Poi il governo D’Alema ha abbracciato le idee di Giraudo e varato i diritti soggettivi che hanno spaccato il calcio».

E la divisione della Lega?

«Una pazzia voluta dai soliti noti che la fanno da padroni. Ma non si accorgono, questi signori, che giocano con le emozioni della gente? E che il calcio vive in primo luogo di passioni? Un giorno ne vedremo le conseguenze».

È vero che continua a pagare il lusso di Baggio, Guardiola, Di Biagio e Mazzone?

«Un lusso esagerato. Non potevo permettermelo, lo sapevo. Ma l’ho fatto per accendere la passione dei tifosi che pretendevano una squadra importante e svegliare una amministrazione che non ci ha mai dato una mano e che sullo stadio, il più brutto d’Italia, continua a glissare».

Lo rifarebbe?

«No, proprio no. Con tutta la nostalgia possibile per i giocatori, la squadra e i risultati di quel tempo».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.