Domani Intesa Sanpaolo apre la stagione delle trimestrali bancarie e lo fa con il vento in poppa, forte di una partita sul Monte ormai in discesa. I conti arrivano dopo che l’assemblea di Siena ha bocciato il piano di Luigi Lovaglio, spianando la strada all’Opas da 31,4 miliardi su Mps. La prossima tappa per Ca’ de Sass è il via libera della Consob al prospetto, atteso tra il 9 e il 10 novembre: il Monte avrà poi cinque giorni per esprimersi e il gruppo guidato da Carlo Messina, in sintonia con Borsa Italiana, potrà avviare il periodo di adesione nei 5-10 giorni successivi. Sul fronte dei numeri, Equita stima un utile netto di 2,493 miliardi, in crescita del 5% su base annua, con ricavi a 6,969 miliardi e margine di interesse a 3,880 miliardi, anch’esso in progresso del 5%. Intermonte si attende un trimestre solido e coerente con le indicazioni del management, con commissioni e assicurazioni a sostegno dei ricavi, costi stabili e perdite su crediti contenute: la vera verifica sarà capire quanto la crescita dei ricavi saprà tradursi in maggiore redditività. Il margine, secondo la Sim, beneficerà delle coperture sui depositi core e della crescita dei prestiti.
Giovedì sarà la giornata più affollata. Banco Bpm presenterà i conti con il primo azionista Crédit Agricole salito ad ottobre al 29,6%: dalle parole della cfo Clotilde L’Angevin si intuisce che l’approdo naturale sia l’integrazione con Crédit Agricole Italia, tra due istituti che condividono lo stesso Dna, anche se tempi e modi restano da definire. Equita non si aspetta «un trimestre particolarmente brillante sul fronte dei ricavi», con un utile atteso a 446 milioni (-1%). Jefferies ha limato il target price da 16,5 a 15,3 euro confermando l’hold e stimando un utile di circa 440 milioni con un Cet1 al 14,2%: i catalizzatori autonomi sono «al momento limitati», ma «Banco Bpm rimane al centro delle speculazioni». Lo stesso giorno toccherà a Bper, che nell’operazione Intesa-Mps rileverà le filiali girate da Unipol e per cui Equita stima un utile di 605 milioni con ricavi in crescita del 5%, e al Credem, che si è aggiudicato l’esclusiva per l’acquisizione di Bdm Banca, l’ex Popolare di Bari, con chiusura prevista entro l’anno. Sempre il 5 novembre si riuniranno i consigli di Mps e di Mediobanca, e sarà l’occasione per capire le prossime mosse di Lovaglio.
Chiuderà il giro Unicredit il 9 novembre. Il consensus raccolto dalla banca tra 18 broker indica un utile di 2,78 miliardi, ricavi per 6,48 miliardi, un margine di interesse di 3,73 miliardi e un Cet1 al 14,8%, con un target price medio di 98,83 euro e il 75% dei giudizi su «buy». Piazza Gae Aulenti, per ora lontana dal risiko domestico, è concentrata sul traguardo di Commerzbank: dopo il via libera della Bce di metà ottobre attende quello di Bruxelles per il 16 novembre e, entro fine anno, quello dell’Authority polacca, per poi convocare tra gennaio e febbraio l’assemblea straordinaria sulla governance. In agenda c’è anche la successione alla presidenza di Pier Carlo Padoan, in uscita a fine mandato con il rinnovo del consiglio in primavera: un passaggio che la banca ha assicurato sarà ordinato e senza discontinuità.
