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Banche

Intesa, affondo sul Monte. “L’offerta non cambierà”

L’ad Messina: “Se Siena vendesse la quota di Generali, il titolo perderebbe il 20%”. Semestre record per l’utile a 5,5 miliardi. Si punta quota dieci a fine anno

Isybank supera quota tre miliardi di giacenze

Rispondendo alle domande degli analisti riuniti ieri per la presentazione della semestrale, Carlo Messina ha usato il fioretto avvolto nel velluto. Con toni pacati il ceo di Intesa Sanpaolo ha lanciato messaggi chirurgici che non lasciano dubbi sul fatto che un’eventuale contromossa di Mps in tandem col Banco Bpm non gli farà cambiare traiettoria. Né alzare il prezzo dell’Opas da 30,6 miliardi lanciata sul Monte. Nelle sale operative è così tornato alla mente il 2020, quando Messina conquistò gli azionisti di Ubi rendendo inevitabile l’uscita dell’allora ad, Victor Massiah. Anche oggi, davanti alle manovre di Luigi Lovaglio con Piazza Meda, il copione non cambia: nessuna deviazione, basta lasciare che siano i numeri e il mercato a fare il resto. «La nostra offerta è ben avviata, non presenta rischi di integrazione e la logica industriale è solida», ha detto. Confermando di voler chiudere l’operazione entro fine anno. Ed escludendo possibili aumenti del prezzo: «Ci sono zero possibilità».

Secondo rumors recenti, Siena potrebbe distribuire un dividendo straordinario ricorrendo al capitale in eccesso oppure ai proventi della cessione della quota

Generali. «La distribuzione di un dividendo extra richiede l’approvazione dell’assemblea straordinaria» perché il Monte è soggetto alla passivity rule «e della Bce», ha commentato Messina. Ma soprattutto non sarebbe semplice cedere la partecipazione in Generali: «Chi potrebbe comprarla? Noi stiamo lanciando l’offerta. Unicredit? C’è pieno rispetto e amicizia, è l’altro grande player, ma non penso che siano pronti» a rilevarla. In ogni caso, se Rocca Salimbeni decidesse «di mettere questa partecipazione sul mercato, potrebbe esserci una riduzione del 20-30% del prezzo del titolo». Di certo, ha aggiunto, «cambierebbe il concambio e la nostra offerta dovrebbe essere riconsiderata».

Il banchiere ha commentato anche la nuova contrapposizione emersa nel cda del Monte. Alcuni consiglieri espressione delle minoranze hanno presentato una lettera al presidente Cesare Bisoni per contestare l’evoluzione della governance e, soprattutto, la gestione di Lovaglio. «È incredibile che Mps si trovi sempre in questa situazione dopo quello che è successo negli ultimi mesi. L’amministratore delegato è stato messo alla porta, dato che c’è stato il coinvolgimento della procura, poi gli è stato ridato l’incarico

e poi il cda ha mostrato posizioni diverse. C’è qualcosa che deve essere valutato da parte delle controparti con una solida reputazione che dia agli azionisti di Mps una base solida e un porto sicuro».

Nel frattempo, Intesa batte le attese nel primo semestre con un utile netto salito del 6,5% a 5,55 miliardi (2,8 miliardi nel secondo trimestre) e punta a portarlo sopra quota 10 miliardi per l’intero 2026. Grazie a questi risultati nel corso di quest’anno il gruppo prevede di distribuire ai propri azionisti circa 9,4 miliardi attraverso dividendi e buyback. Nel primo semestre sono stati già maturati 5,3 miliardi da trasferire agli azionisti, inclusi 4,2 miliardi di dividendi cash, dei quali circa 3,8 miliardi saranno distribuiti a novembre come acconto sul dividendo. A questa somma va poi aggiunto il buyback da 2,3 miliardi avviato a luglio. Messina ha sottolineato che il successo dell’Opas «consentirà di raggiungere i 2.000 miliardi di attività finanziarie della clientela e oltre 16 miliardi di utile entro il 2029» con «61 miliardi distribuiti agli azionisti tra il 2025 e il 2029».

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