La discussione sul compenso del nuovo presidente di Mediobanca, Vittorio Grilli, offre lo spunto per chiarire alcuni punti che rischiano di perdersi nel rumore di fondo. L'indicazione emersa dal cda di Mps un compenso nell'intorno di un milione di euro non è né una forzatura né un segnale di freno rispetto al profilo del manager chiamato a guidare Piazzetta Cuccia, ma al contrario una scelta di equilibrio, coerenza e responsabilità istituzionale. Il Monte dei Paschi, in qualità di azionista di riferimento, ha esercitato il proprio ruolo indicando un livello retributivo allineato al massimo dei
presidenti delle principali banche italiane. Una soglia che tiene insieme più esigenze: il rispetto del contesto domestico, l'attenzione alla sensibilità dell'opinione pubblica e la necessità di non alimentare polemiche pretestuose in una fase delicata per il sistema bancario e per il risiko in corso. In altre parole, Grilli guadagnerà uno stipendio simile al suo predecessore, Renato Pagliaro. Allo stesso tempo, l'indirizzo non è una gabbia. Il cda di Mediobanca resta pienamente titolato a definire in autonomia il compenso finale, potendo operare aggiustamenti alla luce del profilo internazionale di Grilli e di benchmark europei. È un'impostazione che salvaguarda le prerogative degli organi sociali e ribadisce una governance ordinata, senza invasioni di campo. Il percorso professionale di Grilli ex direttore generale del Tesoro, ministro dell'Economia, presidente di JPMorgan per l'area Emea parla da sé. Proprio per questo la scelta di partire da una base italiana, anziché inseguire subito parametri esteri più generosi, appare come un segnale di misura e di serietà, non certo di svalutazione del ruolo.
Anche perché la storia recente di Mediobanca dimostra che compensi analoghi sono stati riconosciuti in passato, in contesti diversi ma con responsabilità comparabili. Nel quadro più ampio, il tema della remunerazione non distoglie l'attenzione dai veri dossier strategici: la definizione della lista del cda, il piano industriale e il futuro assetto del gruppo. È lì che si gioca la partita decisiva, tra integrazione, valorizzazione delle sinergie e rafforzamento del polo bancario italiano. Su questo terreno Mps, il governo e gli azionisti di lungo periodo condividono un obiettivo chiaro: stabilità, crescita e creazione di valore.
Anche passando, quando serve, da scelte sobrie e poco urlate. Non a caso, la seduta di Borsa ha accompagnato l'orientamento del cda senza scossoni: Mps ha chiuso a 8,73 euro, in rialzo dello 0,7%, mentre Mediobanca ha corso di più, a 17,63 euro con un progresso del 2,83%.