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Meloni: "Mps un gioiello". Promossa Intesa Sanpaolo

Gros-Pietro: "Con le nozze 13mila nuove assunzioni"

Meloni: "Mps un gioiello". Promossa Intesa Sanpaolo
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La via per contrastare l'offerta di Intesa Sanpaolo su Mps è già molto in salita per Banco Bpm. Non tanto, o non solo, per la forza finanziaria di un avversario molto più grande, ma anche per il buon vento che tira intorno all'avanzata di Ca' de Sass.

Ieri è stata la stessa premier Giorgia Meloni (in foto), durante il punto stampa al termine del G7, a lasciar filtrare un certo gradimento per l'operazione: «Posso dire che sono molto contenta del fatto che Monte dei Paschi di Siena, che era un problema per l'Italia, sia diventata grazie al lavoro di questi anni un gioiello al quale molti ambiscono». L'inquilina di Palazzo Chigi ha poi sottolineato che il governo non ha «alcun ruolo» nel risiko. «Guardiamo con interesse le dinamiche di mercato ma di più chiaramente non credo che si debba fare». La premier, inoltre, si è sfilata completamente dalla scalata di Unicredit su Commerzbank, riguardo alla quale ha detto di non averne parlato con il cancelliere tedesco Friedrich Merz e di non avere intenzione di fare commenti.

Nel frattempo, Intesa sta lavorando anche per rendere promettente l'acquisizione di Mps anche dal punto di vista sindacale. A tal proposito il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, ieri a margine di un evento a Venezia ha ricordato che dal 2021 il gruppo ha assunto 5.250 persone, per la maggior parte giovani, e «prevediamo di assumerne altre 6.800 entro il 2029, che diventerebbero 13.100 se andrà in porto il progetto di acquisizione di Monte dei Paschi, a fronte di uscite esclusivamente volontarie e senza gravare sui conti pubblici. Nel panorama generale siamo quindi in controtendenza». Intesa Sanpaolo - ha proseguito - «è tra i principali datori di lavoro privati in Italia e ha costruito nel tempo un modello distintivo basato su forti investimenti nelle persone».

Sta di fatto che Bpm, lo ha detto lo stesso ceo Giuseppe Castagna, ha promesso battaglia e non intende mollare la presa rispetto alla prospettiva di una fusione tra pari. Ma le difficoltà sono oggettive a fronte di un'offerta da 30,6 miliardi di euro che presenta un premio del 12,5%. La postura, quindi, è quella di attendere che finalmente il Montepaschi rompa il silenzio in cui è piombato dallo scorso 8 giugno. Il cda di Rocca Salimbeni è in agenda il 22 giugno (lunedì) e sarà l'occasione per fare il punto - oltre che sull'integrazione con Mediobanca - anche sull'offerta di Intesa e sull'invito a nozze di Piazza Meda. Entrambe le proposte sono state accolte con freddezza dal board, che ha definito l'offerta «non concordata» e la fusione tra pari «non sollecitata». Il ceo Luigi Lovaglio in questi giorni è stato totalmente assorbito dal dialogo con gli advisor Ubs e Bank of America.

Ieri, l'ex consigliere e candidato ad di Mps, membro del board di Generali, Fabrizio Palermo, ha comunicato di aver venduto lo scorso 10 giugno (dopo l'offerta di Intesa Sanpaolo sul gruppo) 82.400 azioni del Montepaschi incassando complessivamente 851.109 euro.

Sempre ieri, intanto, la Giunta per le autorizzazioni della Camera ha scritto alla procura di Milano, nell'ambito dell'indagine sulla scalata a Mps, quali sarebbero le ragioni che renderebbero indispensabile «il sacrificio della guarentigia

costituzionale dell'inviolabilità della corrispondenza dei parlamentari». La richiesta dei pm risale all'aprile scorso, con la quale si chiedeva di poter leggere i messaggi di un cellulare sequestrato all'ex dg del Mef Marcello Sala.

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