Dopo il rilancio di Intesa Sanpaolo su Mps, sui mercati impazzano le indiscrezioni sulle contromosse sull’asse Trieste-Mps. L’ultima, clamorosa, riguarderebbe una possibile offerta totalitaria di Generali sul capitale di Banca Generali. Una mossa, ipotizzata da Affari Italiani, che toglierebbe il gruppo del risparmio gestito dal listino per poi fonderla come fatto per Alleanza. Generali non commenta, ma nelle sale operative ci si domanda se un’offerta di questo tipo non possa valere anche in chiave anti Intesa Sanpaolo: avere il 100% di Banca Generali infatti garantirebbe di avere una quota di maggiore peso in un eventuale merger con Monte dei Paschi. Inoltre, permetterebbe al Leone di accrescere il suo valore e potenzialmente diluire gli attuali azionisti bancari, aumentando il suo peso negoziale in vista di scalate future.
Tutto questo quando nella giornata di ieri è arrivata un’altra picconata sul piano di fuga di Mps dall’offerta di Intesa Sanpaolo. Dopo l’adesione di Delfin (17,6%) all’offerta del gruppo guidato da Carlo Messina, ieri è arrivato il «sì» anche di Alessandro Benetton, che attraverso Edizione controlla l’1,45% di Siena. Considerando che anche il gruppo Caltagirone (con il 13,5%) difficilmente sposerà la doppia offerta su Bpm e Banca Generali proposta dal ceo Luigi Lovaglio, perfino la matematica dà contro al banchiere lucano. Se tutti gli investitori che si sono dichiarati pro Intesa dovessero mantenersi fedeli alle promesse, allora le speranze per Lovaglio si azzererebbero. Benetton ha detto di apprezzare la volontà di Messina di difendere «l’indipendenza di Generali». Questo avviene mentre Lovaglio lavora con gli advisor per elaborare una controproposta al rilancio di Intesa. In settimana ci dovrebbe essere un consiglio d’amministrazione straordinario per arrivare a una proposta che ormai è un tentativo disperato. Le indiscrezioni convergono tutte verso la quota di Generali, quel 13,3% che ai corsi di Borsa di ieri vale oltre 8,6 miliardi di euro. L’idea sarebbe distribuire agli azionisti un dividendo straordinario di circa 2,9 euro per azione, eventualmente da arrotondare attraverso una distribuzione del capitale in eccesso per 2-2,5 miliardi. Una mossa acchiappa-fondi in vista dell’assemblea del 29 ottobre che tuttavia ora può slittare. Tornando però alla cessione della quota Generali, se l’acquirente dovesse essere un soggetto estero, sarebbe un problema per il Golden Power. Mentre, secondo fonti consultate dall’Ansa, un collocamento sul mercato avrebbe bisogno di «applicare uno sconto alle quotazioni di mercato, riducendo il controvalore realizzabile». Inoltre, una mossa in tal senso avrebbe come risultato, proseguono le fonti, «una Mps più piccola, meno diversificata e più esposta al business bancario puro. Verrebbe meno uno degli asset di maggior qualità presenti nel gruppo: Generali contribuisce infatti alla stabilità degli utili, alla diversificazione delle fonti di ricavo e beneficia del trattamento regolamentare del Danish Compromise, che limita l’assorbimento di capitale della partecipazione». Insomma, dopo la maxi cedola per i soci il problema sarebbe il futuro.
