I consulenti del Banco Bpm e di Mps sono al lavoro per formulare una possibile fusione paritaria, strutturata come un mix di cassa e carta, quale alternativa all’Opas di Intesa Sanpaolo. Secondo l’agenzia Bloomberg, si sta studiando un modo per lasciare agli attuali azionisti una quota di proprietà che rifletta le attuali valutazioni delle due banche. Al vaglio ci sarebbe anche la possibilità di aggiungere una componente cash per gli investitori del Monte. L’attuale capitalizzazione di Montepaschi è infatti pari a 35,8 miliardi, superiore a quella del Banco che è di 24 miliardi. Serviranno, sostiene l’agenzia, alcune settimane prima che una proposta possa essere finalizzata. E il tempo è un elemento decisivo considerando il vantaggio di Intesa che è partita per prima, l’8 giugno, e che il 10 settembre terrà l’assemblea per approvare l’aumento di capitale a servizio dell’offerta.
Secondo gli analisti di Equita l’offerta di Intesa su Mps «garantisce una maggiore visibilità sul valore, minori rischi di esecuzione e una struttura industriale già definita, supportata da sinergie rilevanti e da una solidità patrimoniale difficilmente replicabile». Al contrario, le ipotesi di aggregazione attorno all’asse Mps-Bpm «richiedono una serie di passaggi tutt’altro che scontati, dall’accordo tra gli azionisti di riferimento al via libera regolamentare, dalla definizione della governance alla valorizzazione potenziale della partecipazione in Generali». Per risultare più attrattiva, aggiungono gli analisti, l’offerta del tandem Monte-Banco dovrebbe quindi prevedere «una significativa distribuzione di valore immediato agli azionisti di Mps». Nelle sale operative si fa poi notare che quello del Monte con Bpm potrebbe anche essere solo un pressing per far alzare a Intesa il prezzo dell’offerta. Anche perché l’ad di Mps, Luigi Lovaglio (in foto), ha bisogno del supporto compatto di tutti gli azionisti. Che non è scontato. Ad aprile era tornato sul Monte con il contributo di Delfin, primo azionista di Mps con il 17,5%, e con i voti di Banco Bpm (3,7%) oltre a quelli di diversi fondi internazionali. Ora, però, il Banco di Giuseppe Castagna dovrà tenersi fuori dal ring perché parte in causa (mentre il Crédit Agricole non si è espresso). Anche i fondi sarebbero più inclini a condividere il progetto del gruppo guidato da Carlo Messina che tra i suoi soci conta big come Blackrock. Quanto a Delfin, i vertici della cassaforte non avrebbero ancora deciso cosa fare ma starebbero valutando di aderire all’offerta di Intesa. Di certo, sono attese novità dal cda di Bpm del 5 agosto e da quello di Mps del giorno dopo.
