Intesa all'unanimità del consiglio sull'amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio. Il board di Siena ieri ha trovato un'intesa sul regolamento da proporre all'assemblea dei soci del 4 febbraio per presentare la lista del cda in vista del rinnovo dei vertici previsto per il 15 aprile. Per Lovaglio, che potrà partecipare al voto al pari di tutti gli altri consiglieri, ci saranno però alcuni paletti: l'ad, indagato personalmente e in concorso con i soci per il presunto concerto durante la scalata a Mediobanca, si asterrà dai colloqui con gli azionisti che invece saranno condotti dal presidente Nicola Maione. Non solo: nonostante sia buona prassi che l'ad non partecipi ai lavori del Comitato nomine, nella delibera sarebbe stato eplicitato che il banchiere dovrà astenersi dai colloqui con i consiglieri del comitato che si occuperà di redigere la lista dei candidati. Non si tratta in ogni caso di una decisione ad personam, poiché i paletti si applicheranno anche al consigliere Stefano Di Stefano, anch'egli indagato. «Il testo del regolamento coerente con la migliore prassi di mercato che si registra tra gli intermediari italiani di dimensioni rilevanti assicura una adeguata formalizzazione delle regole di governance garantendo massima trasparenza rispetto - come in questo caso - alle situazioni eventualmente rilevanti e consentendo a tutti gli amministratori in carica di partecipare alle decisioni del Consiglio di Amministrazione», si legge sul comunicato diffuso da Mps. Nel corso del board, che è durato diverse ore, è emersa quindi una posizione di compromesso con Lovaglio che sarà libero di votare come tutti i consiglieri. Tra i due fronti del consiglio d'amministrazione, quindi, ha prevalso la volontà di non andare allo scontro in una situazione che rischiava di diventare fin troppo spinosa agli occhi del mercato.
Si è deciso invece di rinviare la discussione sul compenso di Vittorio Grilli, presidente della controllata Mediobanca. Secondo quanto filtra, a seguito di un'indagine di mercato, la linea sarebbe tuttavia quella di accordare a Grilli un compenso nella parte bassa della forchetta intorno a 1,7 milioni, cifra inferiore rispetto ai circa 2 milioni previsti in precedenza.
La schiarita su questi temi dovrebbe permettere finalmente di lavorare pancia a terra al nuovo piano industriale, a partire dalla decisione più complicata e divisiva: l'eventuale delisting dalla Borsa di Mediobanca. La Banca centrale europea, contraria al rinvio della presentazione del piano industriale a dopo l'assemblea del 15 aprile, sta premendo affinché si trovi un accordo.
Lovaglio preferisce il delisting e la fusione dell'istituto acquisito. Ma tra gli azionisti, con in testa l'imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone, c'è anche il fronte di chi ritiene realizzabili le sinergie da ricavo anche senza fare il delisting.
Il pensiero, come sostenuto anche dagli analisti di Deutsche Bank, è che sia possibile realizzare sinergie importanti anche attraverso i ricavi e molto meno agendo sui costi dove le sovrapposizioni tra i due istituti sarebbero molto limitate.