Una smentita, che tuttavia porta con sé una conferma. Dopo le anticipazioni de Il Giornale del 31 dicembre sulle interlocuzioni in corso tra Unicredit e Delfin per rilevare da quest'ultima la quota del 17,5% in Mps, la holding della famiglia Del Vecchio, nei giorni successivi all'uscita della notizia, aveva opposto un «no comment» senza smentire formalmente i colloqui. Unicredit, che inizialmente era rimasta in silenzio, ieri ha diffuso una nota per chiarire la situazione. «Unicredit ha sempre affermato chiaramente che le operazioni» di acquisizione «rappresentano uno strumento strategico per il gruppo», attacca la nota ufficiale, «il ruolo del team interno dedicato» è di «valutare tutte le opzioni, sia all'interno che, potenzialmente, al di fuori del perimetro geografico». Tale attività «comporta, in ogni momento, interlocuzioni, analisi e valutazioni preliminari sui potenziali target, elementi che non implicano in alcun modo la concreta possibilità che un'operazione venga effettivamente realizzata».
Insomma, l'istituto guidato dal ceo Andrea Orcel ammette di avere avuto interlocuzioni e di aver considerato Mps come possibile target. Tuttavia, precisa, «la decisione di procedere o meno con qualsiasi operazione» è basata «esclusivamente sulla capacità del potenziale obiettivo non solo di integrarsi nella strategia di Unicredit, ma anche di soddisfare i nostri più volte dichiarati parametri di rendimento finanziario». In tale contesto, conclude il comunicato, «le recenti voci e il clamore riguardo alla partecipazione in Mps sono di natura speculativa e ingiustificate, così come lo sono le ipotesi relative al presunto interesse nell'acquisto di altre partecipazioni. È motivo di rammarico dover nuovamente intervenire per smentire voci che sono pura invenzione e non hanno altro effetto se non quello di alimentare confusione».
L'intervento della banca ha fatto avanzare dell'1,3% in Piazza Affari le azioni di Unicredit, mentre quelle di Montepaschi sono scese dell'1,5%. Oscillazioni non particolarmente importanti, segno di come il mercato non abbia sgonfiato l'appeal speculativo sui rispettivi titoli e creda ancora che qualcosa possa accadere. Come del resto lo crede anche l'agenzia di rating S&P Global Ratings che, con il director Financial Institutions Mirko Sanna, ha detto ieri che «l'anno scorso è stato un anno molto interessante dal punto di vista del consolidamento e crediamo che continuerà a esserlo anche nel 2026, anche perché alcune operazioni non si sono concluse». E poi: «Dopo il ritiro dell'offerta di Unicredit» su Piazza Meda «lì rimane un'opportunità per creare un terzo polo». E in questo senso, «Mps può essere candidata con Bper e Banco Bpm», perché «non c'è una banca più probabile o una meno», è la sintesi di Sanna nell'evidenziare che «la discriminante è se Unicredit dovesse prendere» uno dei tre istituti.
Intanto ieri è intervenuto davanti al Parlamento europeo il vice presidente della Bce, Luis de Guindos, il quale ha affermato che le interferenze politiche nei processi di fusione e acquisizione bancarie non sono coerenti con gli obiettivi dell'Unione dei mercati dei capitali.
«Creare difficoltà o ostacoli politici ai processi di consolidamento non è favorevole», ha affermato non riferendosi solo all'Italia ma anche alla Spagna su Bbva-Sabadell e la Germania su Unicredit-Commerzbank, «in alcune giurisdizioni sono stati introdotti ostacoli che hanno rallentato o complicato i processi di consolidamento e la loro realizzazione». Roma, che era intervenuta con il Golden Power sulle possibili nozze di Unicredit con Banco Bpm, ha sanato gli attriti con le autorità europee modificando di recente la normativa sui poteri speciali.