"No, non deve dimettersi". Così, senza tanti giri di parole, Carlo Nordio, chiude le polemiche sul caso Bartolozzi nato dopo le parole con cui il capo di gabinetto del ministro della Giustizia ha definito la magistratura "plotoni di esecuzione". In un incontro per il sì al referendum sulla giustizia, a Torino, rispondendo ai giornalisti su quanto affermato dalla sua capa di gabinetto, il ministro non ha dubbi. "La stessa dottoressa Bartolozzi ha chiarito il suo punto di vista, che non si riferiva assolutamente a tutta la magistratura, ma soltanto a quella piccola parte minoritaria che ha definito politicizzata", ha spiegato. Aggiungendo: "Sicuramente, come ho già detto, sono certo che si chiuderà con un'espressione che può essere stata interpretata in modo improprio, ma che, conoscendola anche come magistrato, non rappresenta certamente il suo pensiero".
Alla magistratura va tutta la mia solidarietà
"Alla magistratura, alla quale io mi sento ancora di appartenere, perché una volta magistrato si è sempre magistrato, va tutta ovviamente la mia solidarietà, anche se militiamo in questo momento in posizioni diverse per quanto riguarda il referendum, non con tutti i magistrati, ma con una parte di loro", ha sottolineato Nordio. "Comunque - ha aggiunto il ministro - il dissenso è il sale della democrazia e quindi io auspico che, tra l'altro, i toni vengano tenuti sempre bassi, secondo i saggi suggerimenti del presidente della Repubblica".
"Io sono entrato in magistratura nel '75 - ha proseguito Nordio- e la prima indagine che ho fatto è stata sulle Brigate Rosse. Ero il primo in vista nei covi quando trovavano i nominativi dei magistrati da ammazzare, perché seguivo la colonna veneta, che ha avuto parecchie vittime. Ho tenuto la toga per oltre quarant'anni, figurarsi se un magistrato che si sente ancora magistrato vuole umiliare la magistratura. Ecco - ha sottolineato il ministro -questa è la considerazione che è stata fatta negli ultimi mesi che mi ha ferito di più: è una riforma che anzi libererà la magistratura da quella che è l'ipoteca delle correnti e da quella degenerazione che tra l'altro è stata".
Niente scuse pubbliche
E mentre il ministro cerca di placare le polemiche, secondo quanto si apprende da fonti di governo da parte di Giusi Bartolozzi, al momento, non sono in arrivo scuse pubbliche e il caso "verrà gestito internamente". Le parole del capo di gabinetto, però, non sono piaciute per niente alla premier Giorgia Meloni, fortemente contrariata. Bartolozzi "deve tenere a freno la lingua", una delle considerazioni che si fanno all'interno dell'esecutivo in queste ore, mentre la polemica continua a essere al centro del dibattito in vista del referendum sulla giustizia. Non sono però in vista decisioni drastiche.
Mollicone (FdI): "Toni eccessivi ma caso chiuso"
Sul caso Bartolozzi è intervenuto anche il presidente della Commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone (FdI). "Toni eccessivi. Lei stessa ha corretto.
Ha risposto anche Nordio. Secondo me il caso è chiuso. Anche esasperare singoli eccessi è strumentalizzazione. A me preoccupano di più alcune manifestazioni di Gratteri da santa inquisizione", ha detto.