Leggi il settimanale

Quei bambini sovrappeso davanti a uno schermo

Televisione, tablet, telefonino, videogiochi. Ore e ore seduti. E mentre guardano lo schermo mangiano. Spesso senza neppure rendersi conto di quello che stanno ingerendo

Quei bambini sovrappeso davanti a uno schermo

Gentile Direttore Feltri,
ho letto con grande preoccupazione i dati più recenti sull'obesità infantile in Italia. Pare che un bambino su tre nel nostro Paese sia in sovrappeso o obeso. Un dato che mi ha davvero sconvolto.
Quello che non riesco a capire è questo: come è possibile che proprio l'Italia, la patria della dieta mediterranea, sia tra i Paesi europei con il più alto numero di bambini con problemi di peso?
Siamo cresciuti sentendoci dire che la nostra tradizione alimentare è tra le più sane al mondo. Eppure oggi i nostri bambini ingrassano come e più di quelli dei Paesi dove dominano fast food e cibo industriale.
Che cosa è successo alle nostre abitudini?
Abbiamo davvero dimenticato la nostra cultura alimentare?

Silvia Gamba

Cara Silvia,
il dato che citi, un bambino su tre in Italia con eccesso di peso, è effettivamente allarmante. Ma, se devo essere sincero, non mi sorprende affatto. Basta guardarsi intorno per capire che cosa è successo. Il paradosso è evidente: il Paese della dieta mediterranea è diventato uno dei Paesi europei con più bambini sovrappeso. Vero. Non perché improvvisamente gli italiani abbiano smesso di avere accesso a olio d'oliva, legumi, verdure e pesce, ma perché abbiamo progressivamente rinunciato alle nostre abitudini per adottarne di peggiori. Negli ultimi decenni abbiamo importato un modello alimentare che non ci apparteneva. Un modello fatto di cibo industriale, snack confezionati, merendine, bevande zuccherate e fast food, spesso mutuato da oltreoceano. Non è un mistero che negli Stati Uniti, il laboratorio di queste abitudini, l'obesità sia ormai una vera epidemia.

Il problema è che abbiamo importato quel modello senza accorgercene. O forse accorgendocene benissimo ma facendo finta di niente. I bambini oggi crescono tra bibite gassate, cibi ultra-processati e merende industriali, mentre frutta, legumi e verdure, cioè i pilastri della dieta mediterranea, vengono considerati quasi un fastidio.

Poi c'è l'altro grande cambiamento: lo stile di vita. Quando ero bambino io, non esisteva il problema dell'attività fisica perché il movimento faceva parte della vita quotidiana. Si andava a scuola a piedi. Si tornava a casa a piedi. Si giocava a pallone in cortile. Si correva, si saltava, si stava all'aria aperta. Insomma, si faceva attività fisica anche senza saperlo. Oggi invece molti bambini vengono parcheggiati davanti a uno schermo. Televisione, tablet, telefonino, videogiochi. Ore e ore seduti. E mentre guardano lo schermo mangiano. Spesso senza neppure rendersi conto di quello che stanno ingerendo. Mangiano perché sono annoiati, perché sono soli, perché lo schermo anestetizza tutto. E qui arriviamo a un altro punto che tu hai giustamente evocato: la scomparsa della tavola come luogo di educazione e convivialità. Una volta sedersi a tavola significava stare insieme, parlare, guardarsi negli occhi. Oggi capita sempre più spesso di vedere bambini al ristorante con il telefonino in mano mentre i genitori, pur di farli stare zitti, gli mettono davanti cartoni animati o videogiochi. Ma a tavola non si guarda uno schermo. A tavola si mangia. E soprattutto si impara a mangiare. Se non educhiamo i bambini al rapporto con il cibo, non possiamo stupirci se poi il cibo diventa un riflesso automatico. C'è poi un dato ancora più inquietante: molti genitori non si accorgono nemmeno che i figli sono in sovrappeso. Gli studi mostrano che quasi la metà delle madri di bambini sovrappeso li considera normopeso. Sono ciccioni ma le genitrici non se ne accorgono. Non credo che la causa sia un improvviso calo della vista degli adulti italiani. La verità è più semplice: si preferisce non vedere ciò che costringerebbe ad affrontare la questione. È un rigetto di responsabilità, in sostanza. Se riconosco che mio figlio è obeso, devo cambiare abitudini, correggere l'alimentazione, ridurre gli snack, farlo muovere di più. Tutte cose faticose. È molto più comodo convincersi che «va bene così». Peccato che ad essere danneggiato da questo approccio sia il minore. Come si esce da questa situazione? Con una ricetta semplice quanto impopolare: tornare alle nostre radici. Le care radici. Non servono mode alimentari esotiche, né diete miracolose. Basterebbe recuperare quello che facevano i nostri nonni: legumi, verdure, frutta, olio d'oliva, poco cibo industriale, niente bevande zuccherate. E magari far muovere di più i bambini, invece di lasciarli crescere seduti davanti a uno schermo.

Se non lo faremo, il risultato sarà inevitabile: una società sempre più malata, con

generazioni che arriveranno adulte con la salute già compromessa. E allora sì, potremo dire di aver perso molto più della dieta mediterranea. Avremo perso il buonsenso e con questo anche la salute sarà andata a farsi friggere.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica