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Banche

Mps, Lovaglio al bivio tra la ritirata e il rilancio

Oggi il cda straordinario di Siena: sul tavolo maxi-cedola e rinvio dell’assemblea. Spunta l’ipotesi cavaliere bianco, ma Intesa ha il sostegno dei big

Luigi Lovaglio Mps
L'Amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, 11 settembre 2025. +++FOTO DIFFUSA DALL'UFFICIO STAMPA - USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE - NON VENDERE - NON USARE PER FINI NON GIORNALISTICI - NPK+++

Nuovo colpo di scena su Mps. Sembrava che ogni decisione dovesse essere presa non prima di giovedì, ma ieri è arrivata la notizia della convocazione di un consiglio d’amministrazione straordinario per l’istituto senese, in risposta alla mossa di Intesa Sanpaolo che aveva rilanciato la sua offerta su Rocca Salimbeni portando dalla sua parte i principali azioni e oltre il 33% del capitale. Un dato pesantissimo per il ceo di Mps, Luigi Lovaglio, che nell’assemblea in calendario il 29 ottobre avrebbe dovuto ottenere da almeno i due terzi dei soci partecipanti il via libera alle offerte su Banco Bpm e Banca Generali e all’elargizione di un extra dividendo da 4 miliardi di euro composto da denaro e azioni di Generali. Anche avesse superato lo scoglio assembleare, tuttavia, il Monte avrebbe dovuto fare i conti con l’indisponibilità del Crédit Agricole a consegnare il suo 30% a servizio delle nozze con Piazza Meda. Mentre sul fronte Banca Generali le possibilità di successo sarebbero state sicuramente maggiori per la grande disponibilità manifestata da Generali, azionista di controllo del gruppo del risparmio gestito.

Sta di fatto che il mercato guarderà con molto interesse a cosa emergerà dal cda di Mps, nell’ambito di una partita che al momento sembra essere chiusa a doppia mandata in favore di Intesa Sanpaolo. Lovaglio negli ultimi anni ha abituato il mercato alle sorprese, ma è anche vero che ogni alternativa possibile sembra essere se non impossibile, quanto meno impervia: dalla distribuzione dell’intera quota di Generali che avrebbe grossi limiti dal punto di vista industriale, alla distribuzione del capitale in eccesso che probabilmente farebbe alzare un sopracciglio alla Banca centrale europea. C’è anche l’ipotesi dell’intervento di un cavaliere bianco che dia la chance a Lovaglio di salvarsi dall’avanzata di Intesa. In tal senso, sul mercato è stato notato che anche Unicredit ha avuto un consiglio d’amministrazione straordinario proprio la scorsa settimana, che da quanto trapelato ha passato in rassegna proprio le questioni legate al risiko bancario. Ma al di là delle ricostruzioni più suggestive, sul tavolo rimane anche la possibilità di un passo indietro: del resto, a fronte di oltre un terzo del capitale schierato con il gruppo guidato da Carlo Messina, il board potrebbe anche tirare la conclusione di ritirare le deleghe assembleari. Oppure tentare la carta del rinvio dell’assise, che tuttavia non sarebbe assicurato e dovrebbe essere validamente motivato di fronte alle autorità competenti.

Bisognerà poi vedere quali saranno le indicazioni che arriveranno nelle prossime ore dai proxy advisor Iss e Glass Lewis per i soci di Siena in vista dell’assemblea di fine mese. L’appuntamento con i proxy ha una particolare rilevanza considerato che i fondi nella maggior parte dei casi seguono le indicazioni di voto che vengono fornite. Ma è anche vero che da domani, una volta conosciuto l’esito del board di oggi, le valutazioni potrebbero essere superate o comunque superflue. Al momento, l’unico punto assembleare che sembra avere qualche speranza di passare è quello sulla fusione tra Mps e Mediobanca.