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Banche

Mps, raffica di no dei soci. Archiviate le offerte di Lovaglio

Oltre il 90% contro l’Opa su Bpm e Banca Generali. Bocciata anche la fusione con Mediobanca. L’ad rivendica: “Spinta Intesa al rilancio”

L'amministratore delegato di Mps, Luigi Lovagli durante la conferenza dopo l' assemblea di Banca Monte dei Paschi di Siena. Siena 29 Ottobre 2026 ANSA/FABIO DI PIETRO

«Il Monte non è una storia da consegnare. La partita non è finita». E l’assemblea dei soci del Monte dei Paschi di Siena esplode in un lungo applauso per il suo ceo, Luigi Lovaglio. Poco importa, agli oltre 200 piccoli azionisti presenti ieri in sala, che con una maggioranza di oltre il 90% siano state bocciate sia l’Opa su Banco Bpm, sia quella su Banca Generali e, con il 63,6%, anche la fusione con Mediobanca. A fronte di una partecipazione del 65,9% del capitale, tutte le condizioni poste da Intesa Sanpaolo per rendere efficace l’offerta totalitaria lanciata su Mps si sono verificate. Ma «tra il voto di oggi e l’obiettivo dichiarato da Intesa - ha detto Lovaglio - la strada è lunga, manca ancora l’Antitrust, al momento non si conosce il perimetro dell’operazione. L’azionista può decidere solo quando si conoscono tutti i termini». E i cittadini, le istituzioni, i sindacati sono con Lovaglio.

Nella storia di Siena, città-stato fin dal Medioevo, il Monte dei Paschi è come il Palio. Entrambi appartengono all’identità di una comunità millenaria. Il Palio è pure più antico della banca, che nasce nel 1472, «quando era ancora il sole a girare intorno alla terra» ha detto un socio. Ma quella del 29 ottobre 2026 potrebbe essere stata l’ultima assemblea. L’esito dell’assise spiana la strada a Intesa Sanpaolo. L’offerta però prevede anche che Intesa si tenga solo la metà degli sportelli di Mps, e che la banca senese, ridotta a sole 635 filiali, finisca ai bolognesi di Unipol, con destinazione finale nel gruppo bancario emiliano Bper, che Unipol controlla. Ne risulterà la seconda rete bancaria italiana, con 2.600 sportelli, ribattezzata Monte dei Paschi. Ma non più di Siena, non più indipendente.

Di fronte a questo scenario, la comunità vacilla. All’interno delle 27mila famiglie residenti in città, 120mila nella provincia, è raro che non ci sia o non ci sia stato un dipendente o un collaboratore di Mps; ed è ancora più raro, tra le oltre 32mila imprese della zona, trovarne una senza un fido con il Monte. «Con la disgregaziome del perimetro della banca - ha detto in assemblea la segretaria provinciale della Cgil, Alice D’Ercole - avverrà la lacerazione del territorio».

Se riavvolgiamo il nastro indietro di un paio d’anni, l’ex sindaco post comunista ed ex dirigente Mps, Pierluigi Piccini, non ha dubbi su come si sia arrivati fin qui: il peccato è di hybris. «Bisognava stare più attenti fin dall’inizio. Con l’operazione Mediobanca, che porta in dote il 13,2% di Generali, questa città ha pensato di tornare ai vecchi splendori, e poter sfidare la finanza milanese. Il rito del Mangia d’oro (massima onoreficenza cittadina, ndr) assegnato a Lovaglio il 26 maggio scorso, è il simbolo di questa illusione».

Carlo Messina, ceo di Intesa Sanpaolo, ha lanciato l’offerta pubblica di acquisto e scambio dodici giorni dopo. «Se una banca di territorio, grande e antica quanto volete, attacca le Generali - continua Piccini - mette in movimento forze tali che poi ti ritrovi così. L’appoggio della piazza romana conta poco. La politica è subalterna alla finanza. E non so quanti dei soggetti coinvolti comprendano questi processi».

Certo, come dice Lovaglio, la partita non è finita. E il percorso fatto fino a ieri non è stato inutile: «Ha già costretto Intesa a rilanciare», alzando da 3 a 3,8 miliardi la componente cash dell’offerta. Ma quelli sono soldi che finiscono nelle tasche dei grandi soci (Delfin al 17,53%, Caltagirone al 12,66%, il Tesoro al 4,86% e Banco Bpm al 3,74%, entrambi assenti ieri, e poi ci sono i fondi). La scommessa della città è invece un’altra: quella di tenere una banca a Rocca Salimbeni, con «funzioni direzionali strategiche e operative», come chiedono le istituzioni locali. Il fatto che il presidente di Unipol, Carlo Cimbri, abbia aperto a Siena per la sede della futura banca, e abbia proposto Mps come nome da assegnare all’intero gruppo, accende qualche speranza. Anche se niente sarà più come prima.

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