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Unicredit controlla Commerz. Ma ora Berlino batte cassa

Il governo tedesco, che possiede il 12%: "Scalata ostile e premio insufficiente". Le linee rosse sui piani di Orcel

Unicredit controlla Commerz. Ma ora Berlino batte cassa
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Il governo di Berlino alza la voce con Unicredit, respinge l'offerta italiana ma il suo è uno strillo che porta un messaggio diverso dal solito: «Il premio è insufficiente». Va da sé che fare riferimento al prezzo significa che un modo di andare d'accordo si possa anche trovare. Non potrà essere attraverso un rilancio dell'Offerta pubblica di scambio su Commerz (per quello sono scaduti i termini lo scorso lunedì), ma magari si può trovare un modo di andare d'accordo nei mesi successivi. La Germania, azionista della seconda banca tedesca con il 12%, ieri ha scritto in una nota per spiegare che Commerzbank «svolge un ruolo chiave nel finanziamento dell'economia tedesca» e del tessuto delle piccole e medie imprese esportatrici, ed è «un importante datore di lavoro e un pilastro essenziale della piazza finanziaria di Francoforte», che il governo intende preservare. Anche qui si legge un messaggio al ceo di Unicredit, Andrea Orcel, per dettare alcune linee rosse: il modello di business a trazione estera, che Orcel vorrebbe stravolgere per una maggiore concentrazione sulla Germania, non può essere smontato del tutto. Né è pensabile, a livello politico, un piano industriale eccessivamente dimagrante in termini di forza lavoro. I sindacati esultano, parlano di «decisione comprensibile» dell'Agenzia federal finanziaria nel respingere l'offerta. Tornano a puntare i riflettori sull'inchiesta della Procura di Francoforte su una presunta manipolazione del mercato, che tuttavia è in fase molto preliminare.

Sta di fatto che non è strano che i sindacati temano i propositi di Unicredit, che in Germania già possiede Hvb. L'idea è di procedere con una metamorfosi di Commerz tale da portarla allo stesso grado di efficienza di Hvb, prima di procedere alla fusione. Questo dovrebbe richiedere un triennio di lavoro. Qualora Unicredit dovesse assicurarsi il controllo, la prossima primavera - a meno che l'attuale management guidato da Bettina Orlopp non si faccia da parte prima - procederebbe ad azzerare il Consiglio di Sorveglianza e quindi a cambiare profondamente il board.

Non è affatto remoto che ciò avvenga, se si considerano i numeri già certi: Unicredit ha già in mano il 42,4% delle azioni di Commerzbank, ma è solo un conto parziale perché i dati definitivi dell'Offerta pubblica di scambio si avranno solo venerdì. E comunque da sabato, e fino al 3 luglio, si aprirà un periodo di altre due settimane dove gli ultimi ritardatari potranno consegnare le azioni all'istituto italiano. Il conto comprende il 26,77% di azioni già possedute da Unicredit, il 3,22% di derivati che prevedono la consegna delle azioni e il 12,41% di titoli già consegnati dai soci (ieri è arrivato un altro 0,5%, mancano al conteggio però quelle arrivate dalle 14 fino a mezzanotte). Se si contano anche i derivati stipulati con controparti a regolamento cash, allora la posizione dell'istituto italiano sale al 55,59% del capitale Commerz: questi strumenti finanziari non è detto che possano essere tutti trasformati in azioni, e comunque è un processo che richiede tempo, ma è piuttosto chiaro che la banca guidata da Orcel non dovrebbe avere grossi problemi a portarsi oltre alla soglia del 50% che gli permetterebbe di avere il controllo dell'assemblea ordinaria e straordinaria (ammesso che non sia già così).

Lo stesso banchiere aveva detto che non si sarebbe fatto trovare impreparato qualora la sua banca si fosse trovata nelle condizioni di poter agguantare il controllo. Ieri il mercato ha annusato il successo dell'operazione, tanto che Unicredit è scattata del 4,1% in Piazza Affari portando il premio della propria offerta a un 2-3%.

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