Mike D’Antoni entra nella Hall of Fame con un’impronta lasciata su due continenti. A Milano fu il play di cinque scudetti e due Coppe dei Campioni; da coach vinse due scudetti con una bellissima Treviso. Proprio all’Olimpia Milano D’Antoni ha dedicato parole al miele durante l’introduzione nell’arca della gloria: «Sotto coach Dan Peterson la mia carriera è esplosa. Giocare insieme a Bob McAdoo è stato uno dei grandi privilegi della mia carriera. Grazie per il vostro affetto e amicizia. È stato a Milano che ho cominciato a fare esperimenti con quintetti più piccoli e uno stile di gioco più veloce»
In NBA arrivò a tre finali di Conference e fu due volte Coach of the Year rivoluzionando il gioco per due volte. Ai Suns firmò il Seven Seconds or Less, velocità, tiro e coraggio il tutto orchestrato dalla geniale mente di Steve Nash (due volte Mvp sotto la guida D’Antoni). Invece ai Rockets il baffo cucì il sistema addosso allo smisurato talento offensivo di James Harden «È uno dei giocatori più bravi che abbia mai allenato». Un basket che, semplicemente, correva forte prima degli altri.
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Il nuoto italiano continua a collezionare medaglie quasi nell’indifferenza generale. Quadarella, Razzetti, Pilato e Ceccon sono già saliti sul podio e Guatti, intanto, si è regalato una finale nei 50 stile che vale moltissimo . Lo chiamiamo ancora sport minore, mentre altrove bastano parole per riempire le prime pagine. Di questo passo, però, lo sport minore rischia davvero di diventare il nostro calcio.
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L’Inter ha fatto un mercato senza rumore ma con idee chiare: pochi pezzi, quelli giusti. La società resta solida, la squadra è quadrata, fisica, esperta e con pochissimi punti deboli. Non servivano rivoluzioni, ma ritocchi mirati. Se i big resteranno sani e il gruppo terrà questa compattezza, oggi è difficile vedere una vera concorrente. I nerazzurri partono davanti a tutti.
