È una delle certezze più radicate nella mente dei nostri genitori, quella che i bambini non debbano fare il bagno in mare dopo aver mangiato se non sono trascorse le canoniche tre ore dal pasto, ignorando che non esiste alcuna prova scientifica che dimostri la pericolosità di un tuffo tra le onde con lo stomaco pieno, a prescindere da ciò che si è consumato.
Tutte le persone convinte che bagnarsi subito dopo aver pranzato comporti particolari pericoli o insidie per i figli dovranno ricredersi, perché in realtà sono i bambini ad avere ragione di volersi tuffare in acqua quando vogliono, poiché, al contrario dell’opinione comune, a rischiare di sentirsi male in acqua non sono quasi mai loro, bensì gli adulti.
Ma come è nata questa falsa credenza popolare che ha costretto milioni di ragazzini a giocare sulle spiagge sotto il solleone senza mettere il piede in mare per ore?
Il rischio più spesso citato riguarda la famosa congestione, ovvero un blocco della digestione dovuto ad un repentino sbalzo termico, nonostante nella letteratura medica non si trovi traccia o riscontri di una simile correlazione, né il corrispettivo scientifico di questo termine. Piuttosto si potrebbe parlare di rallentamento della digestione al contatto del corpo caldo con l’acqua fredda, allorché il sangue viene richiamato dagli organi addominali alle zone periferiche, compresa la pelle, per mantenere costante la temperatura, riducendo l’afflusso a stomaco e intestino, quindi al massimo si rischia qualche brivido e la pelle d’oca, ma nulla di mortale.
L’unica situazione pericolosa collegata ad un bagno potenzialmente letale, ma sottolineando indipendente dal fatto di aver pranzato o essere a digiuno, è quella che comporta lo shock termico, un malessere sempre fulminante, ovvero quando una persona, sudata ed affaticata dal caldo estivo o da una esposizione prolungata al sole, e non in forma fisica eccellente, ha un impatto brusco del viso e del corpo con l’acqua fredda o gelata, come quello di un tuffo, perché questo contatto improvviso comporta una violenta reazione nervosa riflessa, la quale rallenta la frequenza cardiaca ed abbassa la pressione arteriosa, e se tale contatto dura più di qualche secondo il cervello si mette in pausa, si spegne e va in blocco, si perde conoscenza, si sviene e di conseguenza si può affogare anche in pochi centimetri di acqua. Questa situazione è quella che si chiama idrocuzione ovvero una sincope improvvisa dovuta alla differenza di temperatura tra corpo ed acqua talmente rapida da provocare un improvviso blackout con arresto della circolazione e dell’ossigenazione cerebrale, e questo è quello che probabilmente è accaduto questa estate a Luigi Cavallari, il marito del ministro Eugenia Roccella, dopo un tuffo pomeridiano nelle fredde e torbide acque del lago di Vico, in provincia di Viterbo, a causa del quale ha perso i sensi immediatamente, è andato a fondo ed è annegato senza alcuna possibilità di tentare alcuna reazione, come quella di riemergere e salvarsi.
Secondo la International Life Saving Federation comunque non esiste alcun rischio, per adulti e minori, se si sceglie di fare il bagno dopo mangiato senza attendere tre ore (una abitudine molto diffusa in Italia ma assolutamente assente oltre confine), ma se la giornata è molto calda e l’acqua piuttosto fredda, è sempre meglio entrare in mare gradualmente, per abituare il corpo al cambiamento di temperatura, cioè bagnarsi ed immergersi un po’ alla volta evitando il tuffo improvviso e il conseguente shock termico, quella sindrome che ancora oggi viene chiamata congestione, che si manifesta quando un organismo è sottoposto ad una rapida escursione termica, ovvero uno stress intenso caldo-freddo che può bloccare il processo digestivo, ma che non è conseguenza dello stesso.
Naturalmente i tempi di digestione non sono standard, ma variano a seconda degli alimenti ingeriti, dai 30 minuti per una mela alle 4 ore per una bistecca, ed un bagno caldo può addirittura essere benefico dopo un pasto abbondante, poiché aiuta a rilassare i muscoli e migliorare la circolazione sanguigna, come un bagno freddo dopo mangiato può essere stimolante e rinfrescante, anche se non rappresenta la scelta migliore per digerire. È quindi la temperatura dell’acqua ad influenzare le reazioni del nostro corpo in modi differenti, anche se lo sbalzo termico non avviene solo entrando nell’acqua fredda, ma anche passando da un ambiente caldo ad uno refrigerato, oppure ingerendo bevande ghiacciate quando si è accaldati, e se fare il bagno nelle condizioni succitate dopo mangiato non rappresenta un problema, di sicuro può essere rischioso farlo in mare o in piscina dopo aver bevuto alcolici, poiché l’alcol influisce sulla coordinazione dei movimenti, sull’equilibrio e sulla capacità di prendere decisioni rapidamente, valutando anche il fatto che l’esposizione solare amplifica gli effetti vasodilatatori dell’alcol.
Quindi dopo un pasto abbondante e ricco di grassi, soprattutto se annaffiato con due bicchieri di vino è sempre meglio aspettare un po’ prima di bagnarsi, per evitare la nausea dovuta al rallentamento della digestione, mentre chi ha consumato un pasto leggero a base di carboidrati, frutta e verdure, può entrare in acqua anche subito, perché il bagno in mare o in piscina non interferisce con i processi di digestione e non ci sono prove scientifiche che lo confermino.
Secondo una ricerca condotta negli Stati Uniti, il 50% degli annegamenti che avvengono in questa nazione, non sono correlati a problemi di congestione, di digestione postprandiale o di shock termici, bensì al consumo di alcol, per cui è stata avviata in proposito una campagna di informazione rivolta agli adolescenti e agli adulti, mentre i bambini americani sono e restano liberi di fare il bagno in mare dopo mangiato, come e quando vogliono, come dovrebbe accadere anche in Italia, mamme permettendo.
