Bolloré e quella finanza francese che vuole comandare in Italia

ParigiL’uomo d’affari francese Vincent Bolloré è nato un primo aprile (per l’esattezza quello del 1952) e certe volte viene il dubbio che provi un gran piacere a fare scherzi e scherzetti. Stavolta sembra divertirsi a creare tra gli italiani un clima d’attesa a proposito dei suoi progetti per il vertice di Generali, oggi impersonato da un personaggio rispettatissimo della finanza europea: Antoine Bernheim.
Parlando a Ginevra, dove è in corso il Salone dell’auto, Bolloré - smentendo le interpretazioni alle sue battute di 24 ore prima - ieri è parso favorevole all’idea di fare in modo che Bernheim, mantenga per un altro anno, fino alla primavera 2011, le redini del gigante assicurativo italiano. «Il suo bilancio è rilevante», ha detto Bolloré a proposito dell’azione compiuta da Bernheim in Generali. «Il mio amico Bernheim ha svolto un percorso formidabile alle Generali e comunque le decisioni sul rinnovo del consiglio d’amministrazione saranno prese a fine marzo». Poi ha detto che l’ottantacinquenne finanziere francese «può battere Bill Gates a bridge». Dunque è più sveglio che mai, cosa che nessuno metteva in dubbio neppure in precedenza: quando Bolloré dava l’impressione di auspicare un cambio al vertice, evitando di chiudere la porta all’ipotesi del passaggio di Cesare Geronzi dal vertice di Mediobanca a quello di Generali.
Ci si chiede insomma quali siano le vere intenzioni di Bolloré, che dal canto suo preferisce parlare dei propri progetti nel settore automobilistico: la «Bluecar», l’auto elettrica frutto della joint-venture con Pininfarina. Bolloré ha un ruolo di punta tra i membri francesi del patto di sindacato di Mediobanca e si sta muovendo in vista delle nomine o delle conferme sia a Piazzetta Cuccia sia nell’ambitissima tana del Leone triestino. Tra fine marzo e inizio aprile ci sarà il comitato nomine di Mediobanca. Poi sarà la volta dell’assemblea di Generali e alla fine si deciderà per la presidenza del gruppo triestino. In realtà, questo punto influenza fin d’ora tutto il resto e si dice che Bolloré voglia cogliere l’occasione per mostrare il proprio ruolo chiave non solo nel contesto dei soci francesi del patto di sindacato di Piazzetta Cuccia, ma anche rispetto all’insieme degli equilibri in Mediobanca e soprattutto in Generali. Bolloré vorrebbe insomma mostrare di essere oggi - e soprattutto domani e dopodomani - il personaggio chiave del puzzle finanziario franco-italiano. Questa prospettiva lo spinge a tenere a bada le ambizioni di Jean Azema, direttore generale della società assicurativa francese Groupama, presente tra i soci francesi di Mediobanca, a loro volta integrati nel patto di sindacato. Una cosa sembra certa: Groupama intende contare di più negli anni prossimi in Italia. Vuol farlo direttamente e forse anche indirettamente. Se questa lettura fosse esatta, il blocco dei soci francesi di Mediobanca, che è a sua volta il principale azionista di Generali, sarebbe meno compatto di quanto si è talvolta ritenuto in passato.
Nei suoi incontri con i giornalisti, a Ginevra, Bolloré sembra aver voluto alimentare l’incertezza, tenendo aperta l’ipotesi di una proroga per un anno del mandato di Bernheim, senza comunque escludere a priori un sostegno della componente francese di Mediobanca al decollo di Geronzi verso Generali. L’importante per Bolloré sarebbe evitare in questo momento uno scontro che potrebbe ripercuotersi negativamente su eventuali sue altre iniziative nella finanza italiana.