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Borsa e mercati

Btp Valore, doppia scelta per i risparmiatori: cedole crescenti o rendimento tutto alla fine. Cosa sapere

Si parte da mille euro, con tassazione al 12,5% e la possibilità di suddividere il capitale fra i due titoli

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Il Tesoro prepara una nuova prova sul mercato del risparmio delle famiglie e questa volta mette sul tavolo due formule diverse per intercettare esigenze differenti. Dal 19 al 23 ottobre arriveranno infatti il nuovo Btp Valore a cinque anni, costruito intorno a cedole crescenti, e il Btp Valore Insieme, che concentra invece la remunerazione alla scadenza. Una doppia emissione che mantiene lo stesso orizzonte temporale, ma cambia profondamente il modo in cui il risparmiatore incassa il rendimento.

Btp Valore

Il nuovo Btp Valore conserva il meccanismo “step up”, ormai uno dei tratti distintivi dei titoli retail del Tesoro, ma lo articola su tre livelli nonostante una durata complessiva di cinque anni. Secondo la scheda informativa pubblicata dal Tesoro il 6 ottobre, il primo aumento scatterà dal terzo anno, mentre un secondo gradino entrerà in funzione all’inizio del quinto e ultimo anno. Le percentuali definitive delle cedole saranno naturalmente decisive per misurare la convenienza effettiva dell’investimento.

La struttura in tre fasi consente al Tesoro di distribuire in maniera più articolata la remunerazione lungo la vita del titolo. Per il risparmiatore significa soprattutto poter contare su cedole trimestrali, inizialmente più contenute e poi progressivamente più generose. Una formula rivolta in particolare a chi tende a mantenere i titoli in portafoglio e apprezza la possibilità di ottenere un reddito periodico senza aspettare la scadenza.

Btp Valore Insieme

Nella stessa finestra di collocamento debutterà il Btp Valore Insieme, anch’esso con durata quinquennale ma costruito secondo una logica differente. In questo caso la remunerazione non viene distribuita attraverso pagamenti periodici: il rendimento viene capitalizzato nel tempo e riconosciuto al termine dei cinque anni. È quindi una soluzione destinata soprattutto a chi non ha necessità di ricevere flussi di cassa durante il periodo dell’investimento. La differenza non riguarda soltanto il calendario degli accrediti. Entra in gioco anche il “fattore tempo”: una cedola incassata oggi può essere utilizzata oppure reinvestita, mentre una somma disponibile soltanto tra cinque anni rinuncia nel frattempo a queste possibilità. Per questo la remunerazione finale del Btp Valore Insieme non può essere considerata come la semplice somma aritmetica delle cedole del titolo tradizionale, ma deve riflettere anche la capitalizzazione e l’attesa richiesta al risparmiatore.

Il capitale può essere diviso

Il confronto riguarda quindi soprattutto le esigenze finanziarie dell’investitore. Il Btp Valore tradizionale privilegia entrate periodiche, mentre la versione Insieme concentra il risultato economico alla fine del percorso. Ma non si tratta di una scelta obbligata fra l’uno e l’altro: i due strumenti sono indipendenti, dispongono di differenti codici Isin e il risparmiatore può suddividere il capitale fra entrambe le emissioni nelle proporzioni che ritiene più adatte.

Entrambi i titoli potranno inoltre essere venduti prima della scadenza sul mercato secondario, alle quotazioni disponibili in quel momento. La possibilità di uscire anticipatamente dall’investimento non significa però avere la certezza di recuperare sempre integralmente il valore nominale: il prezzo può infatti oscillare in funzione dell’andamento dei tassi e delle condizioni di mercato. È quindi l’orizzonte dei cinque anni a rappresentare il riferimento naturale per valutare le due proposte.

Mille euro per partire e tassazione al 12,5%

Restano le caratteristiche tipiche delle emissioni del Tesoro dedicate al pubblico retail. Durante il periodo di collocamento l’acquisto avviene alla pari, con un taglio minimo di mille euro e senza commissioni di sottoscrizione previste per l’investitore. Ai rendimenti dei titoli di Stato italiani si applica inoltre l’aliquota agevolata del 12,5%, inferiore rispetto alla tassazione ordinaria prevista per molte altre rendite finanziarie.

A completare il quadro ci sono l’esenzione dall’imposta di successione e l’esclusione dal calcolo dell’Isee, entro il limite complessivo previsto di 50 mila euro, dei titoli di Stato e degli altri strumenti individuati dalla normativa. Il vero passaggio decisivo sarà però rappresentato dai rendimenti minimi garantiti delle diverse fasi: saranno quei numeri a permettere di misurare fino in fondo la convenienza delle due formule e il prezzo attribuito dal Tesoro alla scelta fra cedole periodiche e remunerazione finale.

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