È scaduto a mezzanotte lo sconto fiscale di 6,1 centesimi al litro sul gasolio, l’ultimo varato dal governo. Questo non significa che ora l’esecutivo rimarrà con le mani in mano. Infatti, mentre alcune società petrolifere tra cui Eni, Ip e Q8 hanno annunciato un price cap fino alla fine del mese, il governo ha deciso di attivare, anche se non nell’immediato, le accise mobili. Che sono sempre sconti fiscali sui carburanti, ma questa volta variabili e finanziati senza toccare i bilanci pubblici, essendo totalmente finanziate dall’extragettito Iva.
L’Italia chiaramente non è la sola a trovarsi in una simile situazione, con il blocco dello Stretto di Hormuz infatti l’Iran è riuscito a tenere in ostaggio l’economia globale. E se è vero che quell’area è ancora sotto attacchi assidui da parte dell’Iran, il petrolio sta tornando a circolare.
Facciamo un passo indietro, prima dell’inizio della guerra in Medioriente venivano esportati circa 19 milioni di barili di petrolio al giorno, numero che si era quasi azzerato a partire dalla fine di febbraio. Eppure a settembre, secondo i dati di Kpler, i numeri sono risaliti a una media di 16 milioni di barili al giorno (salita ulteriormente a 18 milioni a fine mese). Non ancora i valori pre-bellici, ma un numero vicino. Per essere precisi, 6 milioni di barili di petrolio transitano attraverso il Mar Rosso o il Golfo dell’Oman, ma ben 10 milioni passano proprio da Hormuz.
Ma se la guerra è ancora in corso, gli Stati Uniti non sono più vicini alla vittoria e l’Iran continua ad attaccare le petroliere che attraversano lo Stretto, cosa è cambiato? Che si tratti di coraggio o necessità di fondi, la risposta non cambia: ora le petroliere disposte a fare la traversata sono molte. A spiegarne il motivo è una combinazione di due fattori diversi: dalla primavera gli Stati Uniti offrono protezione aerea alle petroliere disposte a tentare la traversata dello Stretto e - soprattutto - gli operatori oggi ricevono tariffe circa dieci volte superiori a quelle prebelliche. Chiaramente non a «costo umano» zero, anzi. Solo nelle ultime settimane, dozzine di membri dell’equipaggio sono morti durante la traversata.
Nonostante a settembre il traffico di petrolio si sia avvicinato ai numeri preguerra, il prezzo del Brent rimane stabile intorno ai 100 dollari al barile, perché il trasporto costa ancora molto più che prima della guerra.
Storia diversa per il gas con il suo prezzo che, negli ultimi giorni, si sta raffreddando. Ieri, dopo la chiusura della Borse del Vecchio continente, il future sul metano con consegna a novembre segna un calo del 2,1% a 73,1 euro al Megawattora. Un valore ancora molto alto, considerando anche che l’inverno è ormai alle porte, ma che sta dando i primi segnali di frenata.
