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Difesa, fondi in manovra 12 miliardi alle start up

Leonardo apre le porte del Gcap alla Germania

Difesa, fondi in manovra 12 miliardi alle start up
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Un centinaio di anni fa è arrivata la guerra con i carri armati e sembrava una rivoluzione, oggi però la guerra si è trasformata di nuovo ed è diventata ibrida. L'intelligenza artificiale non è entrata solo nelle nostre case e nei nostri telefoni, ma anche in trincea. Droni e imbarcazioni autonome sono solo due esempi. E se le nuove tecnologie entrano nel settore della Difesa, allora cambia anche il modo di investire in questo comparto.

Secondo i dati raccolti da PitchBook per il Financial Times, dall'inizio del 2026 le startup del settore della Difesa hanno raccolto 12,3 miliardi di dollari dai fondi di venture capital. Un dato straordinario, ancora di più se si pensa che lo scorso anno erano stati toccati investimenti solo per 9,95 miliardi.

Le guerre si trasformano e, con questo cambiamento, cambiano anche i focus. Da una guerra fatta per i campi e per i cieli, le tensioni nel Golfo hanno acceso l'interesse anche sulla difesa marina. Solo per fare un esempio, la startup britannica Kraken Technology, le cui imbarcazioni autonome per la bonifica delle mine sono state selezionate dalla Royal Navy per operare nello Stretto di Hormuz, sta cercando di raccogliere circa 100 milioni di dollari con una valutazione vicina al miliardo. Oppure, a marzo, la società di venture capital americana Advent aveva annunciato l'intenzione di investire fino a un miliardo di dollari nelle tecnologie di difesa di nuova generazione. Ma il vero boom è negli Stati Uniti. Le startup americane hanno attirato 11,4 miliardi di dollari del totale, anche se la sola Anduril Industries ne ha rappresentato quasi la metà. L'azienda con sede nella Silicon Valley, nota per i suoi droni e le torri di sorveglianza, ha quasi raddoppiato la propria valutazione portandola a 61 miliardi di dollari in un round di finanziamento da 5 miliardi lo scorso mese. Guardando invece all'Europa, da gennaio ad oggi le startup per la Difesa hanno raccolto circa 460 milioni di dollari, ma il calcolo non include i finanziamenti non conclusi. A maggio Helsing, società tedesca produttrice di droni, ha avviato una raccolta da 1,2 miliardi di dollari che la porterebbe a una valutazione di 18 miliardi. O ancora il produttore tedesco di droni kamikaze Stark, che sta raccogliendo 2,5 miliardi, o Iceye, il gruppo finalndese-polacco di satelliti che nell'ultimo mese ha raccolto un miliardo di euro, raggiungendo una valutazione di 10 miliardi.

L'interesse per il settore, però, non riguarda soltanto gli investitori privati. Anche i governi stanno accelerando sui programmi strategici di difesa. E, in tal senso, l'Italia, Regno Unito e Giappone hanno avviato un'iniziativa congiunta: la Gcap che vede Leonardo per l'Italia, Bae Systems per il Regno Unito e Mitsubishi Heavy Industries per il Giappone. Il piano è quello di costruire il nuovo caccia di sesta generazione entro il 2035, che sarà in grado di sostituire l'attuale Eurofighter.

Ieri Lorenzo Mariani, nuova amministratore delegato di Leonardo, ha sottolineato che l'Italia è più che pronta ad accogliere la Germania a bordo del Gcap, annuncio che arriva dopo il ritiro di Berlino dal progetto rivale Future Combat Air System (Fcas) che avrebbe dovuto realizzare con Francia e Spagna.

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